Addio a Lorenzo Buffon, il portiere che incantò il calcio italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Se n'è andato, all'età di 95 anni, nella sua casa di Latisana, Lorenzo Buffon, una leggenda del calcio che ha plasmato un'epoca tra i pali. A dare la notizia della scomparsa è stata la figlia Patricia, ponendo fine a una vita lunga e ricca, che lo aveva visto, appena un anno fa, sottoporsi con successo all'elettrocardiogramma per il rinnovo della patente di guida, una passione che non lo aveva mai abbandonato. La sua esistenza, trascorsa lontano dai riflettori nel friulano, si è spenta lasciando un solco profondo nella storia dello sport, un racconto che lui stesso aveva ripercorso in una delle sue ultime interviste, rievocando, con la lucidità di chi non dimentica, aneddoti e sensazioni di un periodo irripetibile.

I ricordi di una carriera straordinaria

Proprio in quella conversazione, riemergevano con vividezza i dettagli di una carriera iniziata in modo glorioso con il Milan, società con la quale, a quasi settant'anni di distanza, ricordava la prima Coppa dei Campioni e l'emozione di un esordio assoluto. Raccontava, con uno stile asciutto e partecipe, di come un semplice gelato fosse stato fatale a un attaccante di rango come Nordahl, e del consiglio, prezioso e inaspettato, ricevuto da un monumento del ruolo come il sovietico Yashin. Questi frammenti di vita, che lui custodiva e che ora acquisiscono un valore ancora più grande, dipingono il ritratto di un atleta curioso e rispettato, le cui qualità tecniche erano pari all'intelligenza con la quale osservava il mondo che lo circondava.

Un palmarès che parla da solo

La sua avventura nel mondo del pallone, che lo vide indossare per un decennio la maglia del Milan – collezionando, nel periodo rossonero, la bellezza di quattro titoli italiani –, si arricchì successivamente di esperienze altrettanto significative. Dopo l'approdo al Genoa, il suo percorso lo condusse all'Inter, dove seppe imporsi come il portiere dell'ottavo scudetto nerazzurro, il primo della ciclo guidato dall'allenatore Herrera. La società milanese, unitamente a tutto il suo tifo, ha voluto ricordarlo con un messaggio di cordoglio che ne ha sottolineato le "qualità straordinarie", un tributo doveroso a un giocatore che ha vestito con uguale dignità e successo le maglie delle rivali cittadine.

Il lascito di un campione

Oltre ai trionfi in club, la sua figura fu centrale anche nella nazionale italiana, della quale fu un punto di riferimento inamovibile. La sua longevità agonistica, unita a una prestanza fisica e a una classe che pochi hanno potuto eguagliare, ne hanno fatto un modello per le generazioni successive. La sua scomparsa non segna solo la fine di una vita, ma chiude simbolicamente un capitolo fondamentale del calcio del Novecento, i cui protagonisti, come lui, hanno costruito con le gesta, e non con le parole, la mitologia di questo sport.

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