Carburanti, la stangata di ottobre: 1,1 miliardi in più nonostante il tetto ai prezzi
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Redazione Economia
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Il tetto ai prezzi fissato per ottobre da Eni e da altre compagnie petrolifere su benzina e diesel non basterà a neutralizzare l'impatto dei rincari sui bilanci di famiglie e imprese. Secondo le stime dell'Ufficio studi della Cgia di Mestre, rispetto allo stesso mese del 2025 la maggiore spesa arriverà a circa 1,1 miliardi di euro.
Cosa prevede il price cap
Il price cap è un tetto al prezzo applicato alla vendita: in pratica le compagnie si impegnano a non superare determinate soglie, con l'obiettivo di contenere l'aumento dei prezzi alla pompa. Eni, attraverso la rete Enilive, ha fissato un prezzo massimo garantito di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, con validità iniziale di trenta giorni e possibilità di proroga fino alla fine dell'anno.
All'iniziativa hanno aderito anche Ip, Q8, Tamoil e Staroil, coprendo quasi diecimila distributori, circa metà della rete italiana. Il valore fissato si posiziona a circa diciassette centesimi al litro al di sotto delle medie di mercato.
Le città e le regioni più colpite
A risentire maggiormente dell'aggravio saranno le grandi aree metropolitane. In testa c'è Roma con 68,5 milioni di euro di spesa aggiuntiva nel solo mese di ottobre, seguita da Milano con 49,5 milioni, Napoli con 39,6 milioni, Brescia con 31,2 milioni, Torino con 27,8 milioni e Bari con 25,6 milioni. Su base regionale, gli aumenti più consistenti in valore assoluto riguardano la Lombardia con 163,9 milioni di euro, l'Emilia Romagna con 111,1 milioni e il Veneto con 106,1 milioni.
Prezzi alla pompa e inflazione
Nell'ultima settimana i prezzi in modalità self service si sono attestati attorno ai 2,1 euro al litro per la benzina e ai 2,3 euro per il diesel. Rispetto al periodo a ridosso dell'inizio del conflitto nel Golfo Persico, il rincaro è del 29,1% per la verde e del 36,6% per il gasolio. L'accelerazione dei prezzi energetici ha spinto l'inflazione a settembre al 4,2% su base annua, dal 3,3% del mese precedente, con il gasolio per trasporto che segna un aumento tendenziale del 34,9% e la benzina del 21,8%.
L'impatto su pendolari e imprese
A pagare il prezzo più alto sono i pendolari, soprattutto quelli che vivono in aree poco servite dal trasporto pubblico e per i quali l'auto resta l'unica alternativa reale per raggiungere il posto di lavoro. Ancora più esposte risultano le attività economiche che basano il proprio lavoro sulla mobilità: autotrasportatori, agricoltori, pescatori, tassisti e piccole imprese di servizi affrontano costi di gestione crescenti, spesso difficili da trasferire sui clienti.
Guardando all'intero anno, la Cgia prevede per il 2026 un aggravio complessivo di circa 13,6 miliardi di euro rispetto al 2025, con un incremento del 20,4%.
Le proposte della Cgia
In attesa di una soluzione sul piano internazionale, l'associazione individua alcune possibili strade per sostenere famiglie e imprese. La prima consiste nel mitigare i prezzi attraverso il taglio delle uscite: secondo la Cgia, nel 2026 la spesa pubblica italiana, al netto degli interessi, toccherà il livello record di quasi 1.090 miliardi di euro, e una contrazione anche solo dell'1% libererebbe quasi 11 miliardi da destinare al contenimento dei prezzi.
Tra le possibili fonti di copertura viene indicata anche una revisione delle agevolazioni fiscali, che valgono ogni anno circa 130 miliardi di euro tra deduzioni e detrazioni. L'associazione critica inoltre l'atteggiamento dell'Unione europea che, a differenza di quanto avvenuto nel 2022 dopo lo scoppio del conflitto tra Russia e Ucraina, non ha concesso ai Paesi membri la possibilità di superare i vincoli di bilancio per compensare almeno in parte i rincari.
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