Sanremo parte con il botto, tra il ruggito di Sandokan e la Rai che scivola sulla "RepuPPlica"

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Festival di Sanremo 2026 ha aperto i battenti e, come da copione, lo ha fatto nel segno di un equilibrio precario ma affascinante tra la memoria storica, quella che profuma di naftalina e di gloria passata, e la spinta propulsiva del presente, con i suoi linguaggi nuovi e la sua voglia di stupire. Carlo Conti, al timone per quella che ha annunciato essere la sua ultima volta, ha confezionato una prima serata che è riuscita nell’intento di emozionare il pubblico, pur non mancando di inciampi e momenti controversi che, inevitabilmente, hanno infiammato il dibattito social e non solo. Se da un lato il palco dell’Ariston si è trasformato in un ring dove veterani e giovani promesse si sono sfidati a colpi di note, dall’altro la macchina televisiva ha mostrato qualche piccola crepa, a dimostrazione che la diretta è, e resta, un animale imprevedibile.

Numeri da record (in negativo) e un omaggio doveroso

La prima serata, condotta da Carlo Conti affiancato da una brillante Laura Pausini e dal fascino internazionale di Can Yaman, ha registrato ascolti che gli strateghi di Viale Mazzini staranno già analizzati con cura. Parliamo di una media di 9 milioni e 600mila telespettatori, per uno share del 58% in total audience -1-6. Un risultato che, se raffrontato con l’edizione 2025, assume i contorni di una flessione netta: tre milioni di spettatori in meno rispetto all’esordio dello scorso anno, quando il festival segnò il 65,3% di share -1. Un calo, questo, che va contestualizzato, lo si è detto, in uno scenario televisivo profondamente mutato e con una concorrenza spietata, a partire dalle partite di Champions League che hanno certamente dirottato l'attenzione di una parte del pubblico maschile -6. Conti, dal canto suo, aveva già messo le mani avanti in conferenza stampa, mostrando la solita filosofia pragmatica e ricordando come i paragoni con il passato siano sempre un'arma a doppio taglio -2.

La serata si è aperta con un tributo doveroso e sentito a Pippo Baudo, il Re Mida del Festival scomparso recentemente, e la sua assenza si è fatta sentire in modo tangibile -8. L'omaggio del conduttore toscano, che ha riarrangiato la storica sigla “Perché Sanremo è Sanremo”, è stato il primo di una serie di momenti ad alta intensità emotiva. Subito dopo, spazio a un altro riconoscimento, questa volta per Peppe Vessicchio, il maestro dal barbuto e dalla bacchetta magica, celebrato con un videomessaggio che ha ripercorso le sue innumerevoli partecipazioni, suscitando la commozione del pubblico in sala e degli orchestrali.

Sandokan, Tiziano Ferro e l'ottuagenaria che ha rubato la scena

Se c'è un momento che resterà negli annali di questa edizione, è senza dubbio l'incontro sul palco tra Kabir Bedi, il Sandokan storico del 1976, e Can Yaman, il volto moderno della tigre di Mompracem -4. Un passaggio di testimone coreografato, una “carrambata” che però ha riservato una piccola, grande sorpresa. Bedi, con la signorilità che lo contraddistingue, ha elogiato il suo erede, ma non ha potuto trattenere una stoccata: «Hanno cambiato le storie di tutti i personaggi. Io preferisco la storia d'amore del mio Sandokan», ha detto, riferendosi alle licenze poetiche della nuova sceneggiatura -8. Un commento che ha gelato per un istante l'atmosfera, salvo poi essere riassorbito dall'abbraccio tra i due attori.

Sul versante musicale, a dettare legge è stato Tiziano Ferro. Il cantante di Latina, ospite fisso della serata, ha letteralmente incendiato l'Ariston con un medley dei suoi più grandi successi, da Xdono (che quest'anno spegne 25 candeline) a Lo stadio, passando per La differenza tra me e te -8. La sua performance è apparsa come una prova generale di quello che potrebbe essere un ritorno in grande stile: quando Conti gli ha chiesto se avesse mai pensato di tornare in gara, la risposta di Ferro è stata un eloquente «E se venissi?», lasciando intendere che la prossima volta potrebbe non limitarsi al ruolo di semplice ospite -8. La proposta, lanciata alla Pausini di condurre insieme l'edizione 2027, ha chiuso il cerchio di una presenza scenica che ha ricordato a tutti perché, nel panorama pop italiano, lui sia un fuoriclasse.

A rubare la scena a tutti, però, è stata la signora Gianna Pratesi, 105 anni portati con una lucidità e una verve invidiabili -3. Invitata per ricordare l'ottantesimo anniversario del referendum del 1946 che sancì la nascita della Repubblica, la signora Gianna ha raccontato con semplicità e orgoglio di aver votato per la Repubblica, aggiungendo un dettaglio non da poco: «A casa mia tutti di sinistra, non fascisti» -8. Una dichiarazione netta, che ha portato una ventata di storia autentica e di schiettezza politica nel salotto buono della tv italiana. La sua esuberanza e il suo sorriso hanno fatto da contraltare alla figura di Vincenzo De Lucia, l'imitatore chiamato a duettare con la Pausini, la cui performance è apparsa a molti forzata e superflua -8.

La gaffe della “RepuPPlica” e le pagelle del debutto

Ma non è stato tutto oro quello che è luccicato. Se la diretta è il paradiso dell'emozione, è anche l'inferno dell'imprevisto, e la Rai ci è scivolata con una certa eleganza. Durante un momento dedicato proprio al ricordo del referendum, sui maxischermi dell'Ariston è comparsa la scritta “RepuPPlica”, con due P e due L, un refuso che in pochi hanno notato in diretta ma che è subito diventato virale sui social, scatenando l'ironia della rete -1. Un errore banale, forse dovuto alla fretta di confezionare le grafiche, che ha offuscato per un attimo la sacralità del ricordo storico.

Passando alla gara, le prime pagelle della critica hanno già tracciato una linea tra chi ha convinto e chi no. Tra i big, promossi a pieni voti i giovani Fulminacci e Sayf, rispettivamente per la freschezza e l'attualità dei loro brani -3. Bene anche Ermal Meta, che con la sua Stella stellina ha imbastito una ninna nanna moderna capace di toccare le corde del cuore, e Serena Brancale, emozionata e travolgente -3. Sul fronte opposto, i giudizi più duri sono per LDA e Aka7even, giudicati ancora acerbi per il palco più importante d'Italia, e per Francesco Renga, la cui prova è stata ritenuta insufficiente nel tentativo di parlare alle nuove generazioni -3. La macchina sanremese, insomma, è in moto. Tra il fascino senza tempo di Sandokan, il pop universale di Tiziano Ferro e la lucidità centenaria della signora Gianna, questa edizione 2026 ha già trovato i suoi primi, indelebili protagonisti.

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