Cannavaro: «Maradona dava più emozioni di Messi. Nel 2006 Del Piero voleva l'ultimo rigore, ma Lippi scelse Grosso»

Cannavaro: «Maradona dava più emozioni di Messi. Nel 2006 Del Piero voleva l'ultimo rigore, ma Lippi scelse Grosso»
Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   A vent'anni esatti da quella notte di Berlino, Fabio Cannavaro torna a parlare del Mondiale vinto dall'Italia, e lo fa con la lucidità di chi quel trofeo lo ha alzato e il Pallone d'Oro lo ha vinto. Intervistato dal Corriere della Sera, il capitano azzurro del 2006 ha ripercorso le tappe di quella cavalcata, ma anche il confronto tra due fuoriclasse assoluti come Diego Armando Maradona e Lionel Messi, senza dimenticare alcuni retroscena inediti sulla finale di Berlino e la gestione dei rigori.

Un'atmosfera pazzesca e il no a Calciopoli

A chi gli chiede che ricordo abbia di quei giorni, Cannavaro risponde senza esitazioni: «Si era creata un'atmosfera pazzesca». Un clima che, secondo molti osservatori, fu influenzato dallo scandalo Calciopoli esploso poco prima dell'inizio del torneo. Una tesi che l'ex difensore respinge con decisione: «No, sbagliano. Mi rifiuto di pensare che ci volesse uno scandalo per tirare fuori il meglio di noi. La verità è che eravamo fortissimi. La migliore generazione del calcio italiano, dopo quella del 1982. Un Mondiale non si vince per caso».

Cannavaro, oggi commissario tecnico dell'Uzbekistan, ha poi ammesso che forse il gruppo del 2002, con Maldini e Vieri, era tecnicamente superiore, ma il gioco più conservatore di Trapattoni e la staffetta Totti-Del Piero frenarono le ambizioni azzurre, specialmente contro la Corea del Sud: «Ci mangiammo un sacco di gol. Fu un peccato».

La semifinale perfetta e la stanchezza in finale

Il capolavoro di quel Mondiale, per Cannavaro, fu la semifinale di Dortmund contro la Germania: «Giocai la partita perfetta. Di solito si notano di più gli attaccanti. Invece il Pallone d'Oro me lo sono conquistato a Dortmund». Il ricordo del capitano si fa poi più intenso quando arriva a parlare della finale contro la Francia. L'espulsione di Zinédine Zidane, racconta, fu un momento decisivo: «Non so cosa gli sia preso a Zizou, che è una persona eccezionale. Sbagliò. È fatta per andare ai rigori. Non ne avevamo più, avevamo speso troppo con la Germania. io stesso ero stanco, ogni volta che affrontavo uno scontro mi sentivo l'indicatore della forza che calava. L'espulsione di Zidane ci salvò».

Il retroscena sui rigori: Del Piero voleva chiudere

Uno degli aneddoti più gustosi emersi dall'intervista riguarda la sequenza dei calci di rigore in finale. «Il mister arrivò con la lista. Aveva già deciso chi doveva tirare e quando. Qualcuno, mi pare Del Piero, chiese di tirare per ultimo. Mister Lippi disse no: "Tu tiri per primo, chiude Fabio Grosso che è l'uomo dell'ultimo minuto"». Una scelta, quella di Lippi, che si rivelò profetica: Grosso, già decisivo contro l'Australia (procurandosi il rigore) e contro la Germania (sbloccando il match), trasformò il penalty decisivo che regalò il quarto titolo mondiale all'Italia.

Maradona e Messi: il confronto tra due epoche

Il parallelo tra i due fuoriclasse argentini, sollecitato dal giornalista, porta Cannavaro a esprimere un'opinione che va oltre i numeri. «Leo è un giocatore straordinario. Come un robot. Troppo perfetto». Per l'ex capitano azzurro, però, Maradona riusciva a trasmettere qualcosa in più: «Maradona forse ti dava più emozioni. Potevi colpirlo e lui non si lamentava mai. Il calcio di allora era più duro, i tackle da dietro erano ancora permessi».

Una riflessione che non sminuisce il valore di Messi, ma che sottolinea la differenza tra due interpreti del calcio che hanno segnato epoche diverse, in un mondo calcistico profondamente mutato.

Il futuro e il pronostico sulla Francia

Interrogato sulle prospettive del Mondiale in corso, Cannavaro non ha nascosto il suo pensiero: «Mi dispiace dirlo, ma secondo me vince la Francia». Una sensazione che ammette gli provoca un certo rammarico: «Si stanno avvicinando. Sarebbe il loro terzo titolo, mentre noi ne abbiamo già quattro». Per quanto riguarda il suo futuro, il sogno resta quello di allenare in Italia: «Il mio sogno è allenare. Da italiano, preferirei farlo in Italia. Nel frattempo, continuo a girare il mondo. Ho imparato l'inglese, ho imparato lo spagnolo, sono cresciuto e ho interagito con culture diverse. tutto è partito dall'idea del mister Lippi di mandarmi in Cina. Poi in Arabia Saudita, Uzbekistan...».

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.