Ordigno bellico della Seconda guerra mondiale neutralizzato a Monterotondo
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Redazione Interno
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Nel primo mattino di domenica, mentre la città si preparava alla sua routine domenicale, è scattato un piano di sicurezza senza precedenti nell'area di Monterotondo Scalo, un'operazione che ha temporaneamente modificato il volto della zona a nord della Capitale. Il motivo di un tale dispiegamento di forze, coordinato dalla Prefettura di Roma, era il rinvenimento di un pericoloso residuato bellico, una bomba d'aereo statunitense modello AN M65 da mille libbre, risalente agli anni del secondo conflitto mondiale e ritrovata in prossimità del km 24+200 della via Salaria. La sua presenza, sepolta per decenni nel sottosuolo, ha imposto una risposta immediata e strutturata, dettata dalla necessità di scongiurare qualsiasi rischio per l'incolumità pubblica.
L'operazione di evacuazione e le misure di sicurezza
Le procedure, come previsto dai protocolli di emergenza, hanno avuto inizio nelle prime ore dell'alba, quando le squadre hanno iniziato a delimitare un'area di sicurezza dal raggio di 755 metri dal punto esatto del ritrovamento. All'interno di quel perimetro, calcolato scientificamente per contenere gli effetti di una eventuale esplosione, è stato disposto l'allontanamento coatto dei residenti, i quali hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni per essere condotti in zone sicure. Contestualmente, è stata interdetta la circolazione, sia pedonale che veicolare, mentre la rete ferroviaria ha subito una sospensione temporanea dei servizi, una misura drastica ma necessaria per isolare completamente la zona e permettere agli specialisti di operare in totale sicurezza.
Il delicato intervento degli artificieri del Genio
Ad affrontare la minaccia, una volta creato il vuoto attorno all'ordigno, sono stati gli artificieri del 6° Reggimento Genio Pionieri dell'Esercito, una componente di altissima specializzazione spesso chiamata a gestire simili emergenze sul territorio nazionale. La bomba, del peso complessivo di circa 450 chilogrammi dei quali quasi 250 di carica esplosiva TNT, presentava uno stato di conservazione particolarmente critico e deteriorato, un fattore che accresceva esponenzialmente la pericolosità dell'intervento. La corrosione dei decenni, infatti, può compromettere i meccanismi di sicurezza interni, rendendo l'ordigno instabile e imprevedibile al minimo stress meccanico.
La bonifica conclusa in una cava designata
Le operazioni di bonifica, avviate puntualmente alle 7:30 come comunicato, hanno dunque richiesto estrema cautela durante le fasi di movimentazione e trasporto. L'ordigno, dopo essere stato stabilizzato, è stato trasferito sotto scorta in un sito predisposto e isolato, una cava nella campagna circostante, dove si è proceduto alla distruzione controllata. L'esplosione, avvenuta in un ambiente confinato e appositamente studiato per assorbirne l'onda d'urto, ha posto fine alla minaccia. Nel pomeriggio, le autorità hanno potuto dichiarare conclusa con pieno successo l'operazione, consentendo il rientro degli evacuati e il ripristino graduale della viabilità e dei trasporti, che hanno ripreso a scorrere su strade e binari ormai sicuri.




