Ordigno bellico ferma i treni a Rimini, caos sulla linea adriatica
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Il controllo di routine di un tecnico di Rfi, svoltosi intorno alle dieci di mattina lungo i binari in prossimità del sottopasso di via Chiabrera e viale Rimembranze a Rimini, si è trasformato in un'allerta per la sicurezza pubblica. L'uomo, impegnato nella manutenzione della linea, si è infatti imbattuto in quello che, ad un primo esame, è apparso come un residuato bellico, un reperto della seconda guerra mondiale che ancora oggi, a distanza di decenni, costringe a interventi d'emergenza. L'immediata segnalazione alle forze dell'ordine, le quali hanno prontamente disposto la sospensione della circolazione tra le stazioni di Rimini e Riccione, è stata la prima mossa di una procedura collaudata, benché sempre capace di generare disagi imponenti.
Il blocco della circolazione e l'intervento degli artificieri
Con l'isolamento dell'area, decretato dalla Polizia ferroviaria, il traffico sull'arteria cruciale della linea Adriatica è piombato nel caos. La sospensione, iniziata attorno alle 10.30, ha infatti paralizzato non solo il tratto locale ma si è ripercossa sull'intero asse Bologna-Ancona, un nodo vitale per i collegamenti tra il Nord e il Centro Italia. Treni di ogni categoria, dagli Alta Velocità ai Regionali, hanno iniziato ad accumulare ritardi, alcuni dei quali hanno toccato, nel corso della giornata, punte di centocinquanta minuti; diversi convogli sono stati cancellati, mentre altri hanno subito limitazioni di percorso, con l'attivazione di servizi sostitutivi su gomma per sopperire, almeno in parte, all'interruzione. L'intervento degli artificieri, chiamati a verificare la natura e la pericolosità del ritrovamento, è stato dunque l'episodio centrale della vicenda.
La lenta ripresa del traffico e i disagi persistenti
Solo dopo accurati accertamenti, condotti sul posto per circa due ore, è giunto il verdetto degli specialisti che hanno constatato la non pericolosità immediata degli ordigni. Il nulla osta alla ripresa della circolazione, arrivato attorno alle 12.30, ha permesso un graduale ritorno alla normalità, sebbene il termine "normalità" resti relativo dopo un blocco di tale portata. La circolazione è infatti ripresa in modo progressivo e faticoso, poiché il sistema ferroviario, una volta interrotto, richiede tempo per riassorbire i ritardi e riallineare i percorsi. I disagi per i viaggiatori sono stati considerevoli e prolungati, con code nelle stazioni e programmi di viaggio stravolti, un effetto domino che ha mostrato, ancora una volta, la vulnerabilità di un'infrastruttura così delicata di fronte a imprevisti di questo genere.
Il problema ricorrente dei residuati bellici
L'episodio di Rimini si inserisce in una casistica purtroppo non rara lungo la penisola, specialmente nelle regioni che furono teatro di intensi combattimenti durante l'ultimo conflitto mondiale. Il ritrovamento di ordigni inesplosi, durante scavi edili o, come in questo caso, durante la manutenzione di linee ferroviarie, richiama periodicamente l'attenzione su un rischio residuo ma concreto, che impone protocolli rapidi e un'altissima professionalità da parte degli operatori chiamati a gestirlo. Se la bonifica del territorio da questi reperti procede da anni, l'operazione è vasta e complessa, destinata a continuare ancora a lungo. Gli sviluppi giudiziari in simili circostanze, di solito, si limitano agli atti dovuti per l'acquisizione degli ordigni e la loro successiva distruzione in sicurezza da parte degli enti militari competenti, un iter amministrativo che segue alla neutralizzazione dell'emergenza.




