Stellantis, l'ipotesi di un asse con Xiaomi e Xpeng e la smentita secca del gruppo

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le indiscrezioni, come spesso accade in questi casi, viaggiano veloci e trovano spazio nelle agenzie internazionali, salvo poi scontrarsi con la nettezza delle smentite ufficiali. E così, mentre Bloomberg rilanciava l'idea di un gruppo Stellantis pronto a cedere quote di marchi prestigiosi come la Maserati o a condividere la propria capacità produttiva in Europa con i colossi cinesi Xiaomi e Xpeng, dalla sede legale di Amsterdam è arrivata puntuale la replica: si tratta di “normali interlocuzioni di business”, per usare le parole di un portavoce, e qualsiasi discorso relativo a una divisione societaria è da considerarsi “pura invenzione”. Il tema, però, è tutt'altro che sopito e riguarda da vicino non solo il futuro del gruppo italo-franco-americano ma anche, e forse soprattutto, le sorti degli stabilimenti italiani.

Secondo quanto ricostruito dall'agenzia statunitense, che cita fonti anonime vicine al dossier, i vertici del gruppo avrebbero avuto contatti con i rappresentanti delle due aziende cinesi per discutere possibili forme di collaborazione. L'idea di fondo, qualora si volesse dare credito a queste ricostruzioni, sarebbe quella di attrarre capitali e tecnologie da Oriente per rilanciare un'attività europea che sconta da tempo sovracapacità produttiva e margini in calo, complice anche una transizione energetica più costosa e complessa del previsto. In cambio, e qui si innesta la parte più delicata della trattativa, i partner cinesi potrebbero mettere le mani su partecipazioni in alcuni dei brand del gruppo – il nome della Maserati è ovviamente quello che balza subito all'occhio – o ottenere l'accesso agli stabilimenti europei per produrre in loco e aggirare così i dazi doganali.

Il nodo degli impianti italiani e il ruolo di Maserati

Se si guarda alla mappa degli stabilimenti Stellantis in Italia, non è difficile immaginare quali potrebbero essere i poli industriali interessati da un eventuale riassetto. Modena, storicamente legata alla produzione della Casa del Tridente, e Cassino, altro sito produttivo di rilevanza strategica, potrebbero diventare il fulcro di questa “via cinese” tanto chiacchierata. Una prospettiva, questa, che si inserisce in un quadro già complesso per la produzione automotive nazionale, diventata ormai fanalino di coda nelle strategie del gruppo. L'ipotesi che Xiaomi o Xpeng possano subentrare in alcune linee produttive o addirittura rilevare quote di un marchio simbolo come la Maserati, al di là della secca smentita diramata dagli uffici stampa, apre interrogativi non banali sul futuro industriale del Paese e su quali garanzie occupazionali e produttive possano essere offerte ai lavoratori.

La posizione ufficiale di Stellantis, ribadita con forza in diverse occasioni, è che non esiste alcun progetto di sro tra le attività americane e quelle europee. E in effetti, qualsiasi operazione di questo tipo si scontrerebbe con complessità societarie e industriali non indifferenti, senza contare il peso degli azionisti di riferimento. Eppure, a leggere i numeri, si capisce bene perché il management guardi con favore e speranza al mercato americano: negli Stati Uniti, con il ritorno di Trump alla presidenza e politiche economiche fortemente protezionistiche, il gruppo ha avviato un massiccio piano di investimenti per rinnovare la gamma dei marchi più redditizi. In Europa, al contrario, la concorrenza è sempre più agguerrita e i costi di produzione pesano come macigni sui bilanci.

La partnership con Leapmotor e i nodi da sciogliere

Va poi considerato un altro elemento, e non è di poco conto: Stellantis non è certo nuova a rapporti con l'industria cinese. Esiste già una partnership strutturata con Leapmotor, una joint venture che ha già portato risultati concreti in termini di immatricolazioni e che prevede l'assemblaggio di modelli nello stabilimento di Saragozza. Intavolare discussioni parallele con Xiaomi e Xpeng, quindi, complicherebbe non poco il quadro degli equilibri e delle esclusive, rendendo di fatto più complessa la gestione dei rapporti con un partner già consolidato. Da qui la cautela del gruppo, che pur non chiudendo la porta a confronti con altri operatori globali, sembra voler procedere con i piedi di piombo.

La sensazione, insomma, è che ci si trovi di fronte a un bivio strategico. Da un lato la necessità di reperire risorse e tecnologie per tenere il passo in una transizione energetica che non concede tregua, dall'altro la volontà – più volte ribadita – di mantenere l'unitarietà del gruppo e la propria autonomia decisionale. Per ora, a smentire le voci più insistenti, ci hanno pensato i vertici aziendali. Ma in un settore in evoluzione come quello automobilistico, dove le alleanze si fanno e si disfano con sorprendente rapidità, le smentite di oggi non sempre sono garanzia per il domani. E mentre i riflettori restano puntati su Maserati e sugli stabilimenti italiani, l'unica certezza, al momento, è che Stellantis continua a parlare con tutti, senza però aver ancora stretto la mano a nessuno.

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