Gas oltre 64 euro al Ttf di Amsterdam, nuovo picco per le quotazioni europee
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
La tensione sui mercati energetici non accenna a placarsi e il gas naturale torna a galoppare sulla principale piazza di scambio del Vecchio Continente. Il Ttf di Amsterdam, hub di riferimento per le quotazioni del gas in Europa, ha varcato la soglia dei 64 euro al megawattora, riportandosi su livelli che non si vedevano dallo scorso 24 luglio, quando era stato raggiunto un picco di 64,53 euro al MWh.
Una corsa che trova il suo principale combustibile nelle crescenti tensioni geopolitiche che avvolgono lo Stretto di Hormuz, uno dei colli di bottiglia più strategici al mondo per il trasporto di materie prime energetiche, il cui stallo delle trattative per la riapertura sta alimentando i prezzi anche sul fronte asiatico.
Il rialzo del Ttf e l'effetto domino sull'Asia
Il balzo registrato alla borsa olandese non è un fenomeno isolato ma si inserisce in un contesto globale di crescente nervosismo. I contratti future sul mese di settembre hanno messo a segno un avanzamento del 3,79%, attestandosi a 64,1 euro al MWh, un movimento significativo che testimonia la volatilità di un mercato ormai da anni abituato a scossoni improvvisi.
A spingere verso l'alto le quotazioni contribuisce in maniera determinante la situazione nello Stretto di Hormuz; le difficoltà su questa rotta marittima stanno sostenendo il prezzo del gas in Asia, dove le quotazioni hanno raggiunto i 21,8 dollari per milione di unità termiche britanniche (MMBtu), un'unità di misura molto utilizzata nei mercati internazionali. Convertito in termini di energia elettrica, questo valore equivale a circa 64,25 euro al MWh, un allineamento che testimonia una tensione diffusa e ormai globalizzata sui mercati del gas.
L'Italia e il monitoraggio dell'indice IGI
L'ondata rialzista che investe l'Europa trova riscontro anche nei dati che arrivano dall'Italia, dove il Gestore dei Mercati Energetici ha comunicato un netto incremento per l'indice IGI (Italian Gas Index). Il valore per il 18 agosto è stato fissato a 63,10 euro al MWh, in deciso rialzo rispetto ai 61,90 euro del giorno precedente, a conferma di come le dinamiche internazionali influenzino direttamente il costo della materia prima sul mercato nazionale.
Questo indicatore, calcolato giornalmente dal GME, si propone come uno strumento trasparente per gli operatori, un termometro fondamentale per interpretare le dinamiche osservate sui mercati del gas in Italia e per gestire operazioni di hedging o contratti di fornitura.
Scorte e allarmi per il prossimo inverno
In questo scenario di prezzi elevati, il quadro degli stoccaggi italiani offre un parziale contrappunto, sebbene non privo di ombre. I dati suggeriscono che le scorte nazionali abbiano già superato il 78% della loro capacità totale, un dato che potrebbe apparire rassicurante ma che, secondo gli analisti di Oxford Economics, non deve indurre a facili ottimismi.
La vera insidia per l'Europa, infatti, non è tanto il caldo estivo quanto le possibili rigidità del prossimo inverno, con la domanda che resta fortemente esposta all'andamento delle temperature e a un eventuale periodo prolungato di freddo che potrebbe provocare una nuova, pericolosa impennata dei prezzi.
La partitura del mercato energetico, insomma, sembra scritta su due chiavi diverse: da una parte i dati sugli stoccaggi che parlano di una preparazione in corso, dall'altra le avvisaglie di un mercato all'ingrosso che continua a viaggiare su livelli critici. Con il Ttf di Amsterdam tornato a superare quota 64 euro, il campanello d'allarme per le economie europee torna a suonare forte, gettando un'ombra lunga sulle bollette di famiglie e imprese nei prossimi mesi.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
