Romania, il Parlamento boccia il governo Mure?an: crisi politica senza fine
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Redazione Esteri
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Il Parlamento romeno ha respinto la fiducia al governo guidato da Siegfried Mureșan, aprendo formalmente la strada verso le elezioni anticipate. Mercoledì, nella seduta congiunta di Camera e Senato, il gabinetto proposto dal premier incaricato ha ottenuto 182 voti favorevoli e 15 contrari, su 197 voti validamente espressi. Per ottenere l'investitura erano necessari almeno 233 voti, ovvero la maggioranza assoluta dei 464 parlamentari.
Dei 321 presenti in aula, molti non hanno partecipato al voto: i deputati dell'Alleanza per l'Unione dei Romeni non si sono presentati, mentre i socialdemocratici, pur essendo in aula, si sono astenuti.
Un incarico nato sotto una cattiva stella
Mureșan, europarlamentare del Partito Nazionale Liberale e vicepresidente del Partito Popolare Europeo, era stato designato dal presidente Nicușor Dan il 21 settembre, dopo una tornata di consultazioni con i partiti. Il capo dello Stato lo aveva scelto perché era la personalità che aveva raccolto il maggior numero di indicazioni dalle forze politiche, sottolineando la sua esperienza nelle negoziazioni europee. La squadra di governo comprendeva sedici ministri indicati da PNL, USR e UDMR, più un indipendente.
Il terzo tentativo fallito in cinque mesi
Quello di Mureșan era il terzo incarico conferito da Nicușor Dan nel tentativo di uscire dall'impasse iniziata a maggio, quando il governo di Ilie Bolojan era stato sfiduciato dal Parlamento e da allora ha guidato il paese in regime di interim. Il primo incaricato, Eugen Tomac, aveva rinunciato ancor prima di chiedere il voto di fiducia, convinto di non avere i numeri. Il secondo, Adrian Veștea, aveva visto il suo esecutivo bocciato in giugno con 189 voti favorevoli, sempre al di sotto della soglia richiesta.
Le condizioni che bloccano ogni soluzione
Il quadro politico resta profondamente frammentato. Il presidente Dan ha posto una linea rossa esplicita: esclude qualsiasi governo che includa l'AUR, il partito nazionalista di George Simion, che alle ultime elezioni parlamentari si era piazzato secondo dietro i socialdemocratici. Simion, dal canto suo, ha annunciato che la sua formazione non voterà nessun esecutivo finché Călin Georgescu, il candidato alle presidenziali annullate del 2024, non sarà scarcerato: è detenuto da fine settembre.
I numeri dell'aritmetica parlamentare
Senza il sostegno incrociato di PSD e PNL, nessuna maggioranza pro-europea è concretamente praticabile. I socialdemocratici, che governavano con i liberali fino alla primavera scorsa, si dichiarano disponibili a costruire un'alternativa alle politiche di austerità, ma da soli non hanno i voti. PNL, USR e UDMR insieme non raggiungono la maggioranza e, almeno finora, hanno rifiutato di entrare in un gabinetto con il PSD. Il senatore dell'UDMR Turos Lóránd ha sintetizzato la situazione con una formula secca: senza PNL e senza PSD non si può fare una maggioranza pro-europea.
Lo spettro del voto anticipato
Con il secondo governo respinto in pochi mesi, la Costituzione romena consente al presidente di sciogliere il Parlamento e indire elezioni anticipate. Dan, però, ha ripetutamente escluso questa strada, sostenendo che prolungherebbe l'instabilità e aggraverebbe la sfiducia dei cittadini e dei mercati finanziari. Il capo dello Stato ha annunciato per lunedì 5 ottobre una nuova tornata di consultazioni con i partiti e, nella stessa giornata, una quarta nomina per la carica di primo ministro.
Il nodo del bilancio e della correzione di fine anno
Sullo sfondo della crisi politica incombe una scadenza economica improrogabile. Il governo ad interim deve affrontare una correzione di bilancio e preparare la legge di bilancio per il 2027, mentre la Corte Costituzionale ha rinviato al 7 ottobre due decisioni delicate: una riguarda il pagamento di arretrati ai magistrati per quasi cinque miliardi di lei, l'altra il contenzioso tra governo e Parlamento sollevato dal presidente della Camera, Sorin Grindeanu, sulle ordinanze d'urgenza emanate dopo la sfiducia.
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