La Romania è senza governo: caduto l’esecutivo di Bolojan dopo la sfiducia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bucarest si è risvegliata, martedì 5 maggio 2026, senza una guida politica stabile. Il Parlamento rumeno ha infatti votato la sfiducia al governo di centrodestra guidato da Ilie Bolojan, decretandone la caduta con un numero di consensi che ha ampiamente superato ogni previsione. L’esecutivo, insediatosi solo nel giugno del 2025, è stato travolto da una mozione di censura che ha raccolto 281 voti favorevoli, un risultato schiacciante se si considera che la soglia minima necessaria per la destituzione era fissata a 233 voti. Quattro, invece, i contrari, in un’aula dove tre schede sono state dichiarate nulle e dove i membri del partito del premier, il Partito Nazionale Liberale (PNL), hanno scelto di non prendere parte al voto.

Un’alleanza eterogenea contro l’austerità del premier

A confezionare la débâcle politica è stata un'insolita alleanza tra il centrosinistra e le opposizioni nazionaliste. Determinante è stato il ruolo del Partito Social Democratico (PSD), che già nelle scorse settimane aveva rotto la coalizione di governo ritirando i propri ministri per poi unirsi alle forze di opposizione, in particolare alla destra dell’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR) e ad altre formazioni minori. L’atto d’accusa nei confronti di Bolojan, contenuto in una mozione dal titolo eloquente "Stop al 'Piano Bolojan' di distruzione dell'economia, di impoverimento della popolazione e di vendita fraudolenta del patrimonio statale", si è concentrato principalmente sulla linea economica del governo. Tra le accuse principali – che hanno trovato terreno fertile per mobilitare l’aula – vi sono l’aumento dell’Iva, l’erosione delle agevolazioni per i lavoratori e l’intenzione dichiarata di privatizzare asset strategici, considerati dalla controparte una "svendita" del patrimonio nazionale.

La replica amara di Bolojan e il limbo amministrativo

Nel corso del teso dibattito parlamentare che ha preceduto lo spoglio, il primo ministro sfiduciato, Ilie Bolojan, non ha risparmiato critiche nei confronti dei suoi oppositori, arrivando a definire la mozione "cinica e artificiale". "Sembra essere stata scritta da persone che non erano nel governo ogni giorno e che non hanno partecipato a tutte le decisioni", ha dichiarato il premier, il quale ha sottolineato come, in un contesto di molteplici crisi, qualsiasi Paese cercherebbe di consolidare i propri governi piuttosto che cambiarli. Con la caduta dell’esecutivo, la Costituzione rumena prevede ora una fase di transazione: l’attuale governo resterà in carica per un massimo di 45 giorni con poteri ridotti al minimo, limitandosi alla gestione degli affari correnti senza la possibilità di emanare ordinanze d’urgenza o avviare nuove iniziative legislative.

Scenari congelati dopo un biennio di turbolenze

Quella apertasi oggi è l’ennesima pagina di instabilità per la Romania, un Paese che arriva da un percorso politico particolarmente travagliato. Non solo la formazione del governo caduto oggi era già frutto di una complessa riconfigurazione dei poteri dopo l’annullamento e la riorganizzazione delle elezioni presidenziali avvenuta tra il 2024 e il 2025, ma ora i partiti sono chiamati a ricostruire una maggioranza. Il presidente (carica ricoperta attualmente da Nicusor Dan) dovrà avviare consultazioni per individuare un nuovo candidato alla carica di premier, con un parlamento frammentato in cui le distanze tra le forze pro-europee e quelle sovraniste sembrano essersi ulteriormente approfondite dopo lo strappo di oggi. Per il momento, i partiti che componevano la vecchia coalizione – dal PNL all’Unione Salvate la Romania (USR) – hanno già escluso qualsiasi ipotesi di dialogo con il PSD per la formazione di un nuovo gabinetto, rendendo l’esito delle prossime trattative ancora imprevedibile.

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