Dortmund-Atalanta 2-0, la notte storta della Dea al Signal Iduna Park

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Comincia in salita il cammino dell'Atalanta nei playoff di Champions League, e la salita, per la verità, si è rivelata subito proibitissima. Al Signal Iduna Park, infatti, il Borussia Dortmund ha imposto la propria legge con un netto 2-0, punteggio che, se letto a freddo, non racconta appieno la supremazia tattica e fisica espressa dalla squadra tedesca, brava a colpire nei momenti cruciali del primo tempo. La qualificazione per gli uomini di Raffaele Palladino, ora, è appesa a un filo sottilissimo, e la rimonta da confezionare tra le mura amiche del Gewiss Stadium tra otto giorni assume i contorni di un'impresa titanica, considerando la differenza di passo mostrata sul rettangolo di gioco tedesco.

L'approccio della Dea è stato quantomeno shock. Non erano ancora trascorsi tre minuti dal fischio d'inizio, e il ritardo causato dal traffico attorno allo stadio per il bus del Dortmund era già stato dimenticato, che i padroni di casa sono passati in vantaggio. Julian Ryerson ha pennellato un cross dalla destra e Serhou Guirassy, con un tempismo perfetto e una potenza irresistibile, ha sovrastato Odilon Kossounou, spedendo di testa la palla alle spalle di Marco Carnesecchi. Un fulmine a ciel sereno che ha immediatamente indirizzato la gara sui binari preferiti dai tedeschi, i quali hanno potuto gestire il possesso e ripartire in spazi sempre più ampi. La reazione dell'Atalanta, nel primo tempo, è apparsa confusa e priva di mordente, con Gianluca Scamacca, schierato titolare nonostante i recenti problemi fisici, completamente isolato e in balia della fisicità della retroguardia avversaria -4.

Prima dell'intervallo, poi, è arrivato il raddoppio che ha chiuso i giochi. Sempre Guirassy, questa volta in versione assistman, è stato protagonista di una cavalcata sulla sinistra, partita da un uno-due con Felix Nmecha che ha spaccato in due la mediana bergamasca. Il suo cross rasoterra ha trovato Maximilian Beier tutto solo, dimenticato dalla difesa, il quale non ha avuto che da spingere la palla in rete. Un due a zero severo, ma che rispecchiava le difficoltà tattiche di una squadra, quella orobica, apparsa in difficoltà soprattutto in fase di non possesso, con i reparti troppo distanti e le linee di pressione facilmente eludibili da parte degli uomini di Niko Kovač -2. Palladino, nel post-gara, ha evitato di cercare alibi, soprattutto legati alle pesanti assenze di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori, preferendo concentrarsi su chi era in campo e sull'importanza del fattore ambientale nella sfida di ritorno, definendo l'atmosfera di Bergamo come una potenziale “bolgia” in grado di ribaltare le sorti del confronto.

L'analisi della prova: Ederson si salva, il reparto arretrato affonda

Nella disamina delle prestazioni individuali, emergono pochi elementi positivi in maglia nerazzurra. Tra questi, spicca la prova di Ederson, il centrocampista brasiliano che, nonostante la marea montante, ha cercato di arginare le avanzate avversarie e di dettare i ritmi, risultando uno dei pochi a reggere l'urto fisico e agonistico della serata. Diverso il discorso per il reparto difensivo, dove le quotazioni crollano verticalmente. Se Kossounou è apparso in palese difficoltà, sovrastato in entrambe le occasioni gol da Guirassy, altrettanto negative sono state le prove di Berat Djimsiti e del martoriato Marten de Roon, adattato in un ruolo che forse non gli appartiene più e costantemente in ritardo nelle letture. Nella ripresa, complice l'ingresso di Isak Hien e Nikola Krstovic, l'Atalanta ha mostrato qualcosa in più, un barlume di orgoglio e maggiore ordine, ma senza mai impensierire seriamente Gregor Kobel. La sensazione, insomma, è che la Dea abbia bisogno di una prestazione perfetta e di un pizzico di fortuna per sperare di ribaltare il verdetto del Signal Iduna Park.

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