Il Dortmund ipoteca la qualificazione, l’Atalanta si smarrisce al Signal Iduna Park

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Sport Redazione Sport   -   Il primo round degli spareggi di Champions League sorride al Borussia Dortmund, e lo fa con il punteggio netto di due a zero che, pur non essendo un abisso, complica non poco i piani di un’Atalanta vista a tratti irriconoscibile per larghi tratti della gara. La cornice del Signal Iduna Park, con il suo calore e la sua spinta, avrebbe dovuto rappresentare un ostacolo, ma anche un banco di prova probante per valutare la consistenza europea della Dea. Invece, la squadra di Raffaele Palladino è apparsa sin da subito contratta, subendo il colpo dopo appena centoventi secondi, il tempo per Julian Ryerson di pennellare un cross dalla destra e per Serhou Guirassy di svettare, indisturbato, sulla testa di Odilon Kossounou. Quel colpo di testa, potente e preciso, ha indirizzato la serata sui binari preferiti dai tedeschi, abilissimi nel gestire il vantaggio e nel colpire in ripartenza.

Se il primo gol poteva starci, considerata la qualità degli avversari e la difficoltà di approcciare una sfida del genere in trasferta, a far suonare più di un campanello d’allarme è stata la facilità con cui il Dortmund è arrivato al raddoppio nel finale di primo tempo. Ancora lui, Guirassy, scattava sul filo del fuorigioco, bruciando un Berat Djimsiti in evidente difficoltà, per poi servire al centro un comodo assist a Maximilian Beier, lasciato colpevolmente solo davanti alla porta di Marco Carnesecchi. Una rete che fotografa impietosamente le difficoltà del reparto arretrato nerazzurro, con Kossounou e Djimsiti – quest’ultimo sostituito all’intervallo – tra i principali indiziati di una serata storta. Le pagelle parlano chiaro: cinque in pagella per entrambi, giudizi che pesano come macigni in vista della gara di ritorno.

Le pagelle raccontano una notte da dimenticare per metà squadra

Scorrendo i voti assegnati ai giocatori scesi in campo a Dortmund, emerge con chiarezza come la prestazione dell'Atalanta abbia avuto più ombre che luci. A centrocampo, Ederson, pur guadagnandosi la sufficienza per l'impegno, ha dovuto spesso arrancare per tamponare le iniziative di un Julian Brandt imprendibile nel primo tempo, mentre Matteo Pessina e Marten de Roon non sono riusciti a dettare i consueti tempi di manovra. Sulla sinistra, Nicola Zalewski è parso l'unico, insieme forse a Mateo Retegui entrato nella ripresa, a provare a gettare il cuore oltre l'ostacolo: qualche spunto interessante, un paio di cross tesi, ma troppo poco per impensierire realmente Gregor Kobel. In avanti, Gianluca Scamacca ha scontato una prova opaca, ingabbiato dalla difesa giallonera e mai realmente pericoloso, raccogliendo un'altra insufficienza che lascia l'amaro in bocca.

Raffaele Palladino, nel dopo gara, ha evitato di cercare alibi nelle pesanti assenze di Charles De Ketelaere e Giacomo Raspadori, due pedine fondamentali nello scacchiere offensivo. Il tecnico ha preferito concentrarsi su chi era in campo, sottolineando come il primo tempo sia stato sbagliato nell'approccio e nella gestione, ma provando comunque a infondere ottimismo in vista della sfida di Bergamo. Ha parlato di una bolgia che aspetta la squadra al Gewiss Stadium, della fiducia che il gruppo ancora ripone nelle proprie possibilità per ribaltare il risultato. Tuttavia, al di là delle dichiarazioni di rito, resta la sensazione che per riaprire i giochi servirà un'impresa, considerando anche la solidità mostrata dal Dortmund di Niko Kovac, capace di gestire senza affanni il doppio vantaggio.

L'analisi di una serata grigia nella regione della Ruhr

Osservando la partita con lo sguardo di chi ha vissuto l'atmosfera del precedente incrocio, viene in mente come, a Dusseldorf, il cielo grigio e la pioggia battente facciano presto dimenticare la primavera. In quella cornice, tra miniere e storie di lavoro duro, il Borussia Dortmund rappresenta un gioiello di modernità e passione. E ieri sera, in questo contesto, l'Atalanta ha perso non solo il risultato, ma anche un po' della sua identità. Per quarantacinque minuti è stato buio pesto, con la squadra incapace di reagire allo svantaggio e di costruire azioni pericolose. La sensazione, alla fine, è che sul primo gol Carnesecchi avrebbe forse potuto fare qualcosa in più in uscita, ma sarebbe comunque riduttivo addossare le colpe al solo portiere.

Il dato statistico, impietoso, racconta di un Borussia Dortmund capace di fare due tiri veri e due gol, una concretezza che stride con la sterilità offensiva degli uomini di Palladino. Per centrare la rimonta servirà un'altra musica, un altro ritmo, un'altra cattiveria sotto porta. Ma, soprattutto, servirà ritrovare compattezza e concentrazione per novanta minuti, evitando quei cali di tensione che in Europa si pagano a caro prezzo. La strada è in salita, e il verdetto del Signal Iduna Park rimanda il giudizio finale alla prossima settimana, quando il Gewiss Stadium proverà a fare la sua parte.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.