Israele intensifica l'assedio su Gaza city, ucciso il portavoce di Hamas Abu Obeida
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Redazione Esteri
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Mentre le forze israeliane dichiarano Gaza city «obiettivo militare» e ne intensificano l'assedio, nuove ondate di bombardamenti colpiscono case, tende e persino una panetteria, causando la morte di decine di persone. Migliaia di abitanti, privi di un luogo sicuro dove rifugiarsi, tentano la fuga formando interminabili code verso un sud già stremato e sovraffollato; molti altri, però, decidono di restare, sfidando le intimazioni dell’esercito, poiché, come ha spiegato un residente all’Associated Press, «Siamo stanchi dal primo sfollamento. Dove dovremmo andare?».
Proprio in questo contesto di caos e distruzione, l’esercito israeliano ha annunciato di aver «eliminato» Abu Obeida, il portavoce storico dell’ala militare di Hamas, le Brigate Ezzedine al-Qassam. Uomo dall’identità a lungo rimasta avvolta nel mistero, elemento che ne ha alimentato il mito propagandistico, Obeida – che sarebbe sulla quarantina e cresciuto nel campo profughi di Jabalia – era diventato un simbolo della resistenza palestinese, noto per i suoi comunicati e per la sua iconica kefiah bianco e rossa.
Il raid che lo ha ucciso, avvenuto nell’abitazione in cui si trovava, si inserisce in una strategia militare che, secondo le dichiarazioni ufficiali, non prevede alcuna possibilità di tregua temporanea, nonostante gli appelli disperati delle organizzazioni umanitarie. La Croce Rossa Internazionale ha infatti definito «impossibile e folle» qualsiasi tentativo di evacuazione coordinata da una zona ormai ridotta a un cumulo di macerie e sottoposta a un fuoco costante.




