Mimit, benzina self scende a 2,040 euro e il gasolio risale a 2,261 dopo lo stop alle accise
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Redazione Economia
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I prezzi dei carburanti sulla rete italiana viaggiano in direzioni opposte. Secondo gli ultimi dati diffusi dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, il prezzo medio della benzina in modalità self service sulla rete stradale nazionale è sceso a 2,040 euro al litro, in calo di tre millesimi rispetto alla rilevazione precedente. Il gasolio, al contrario, ha imboccato la salita e si attesta a 2,261 euro al litro, con un incremento di diciassette millesimi in un solo giorno.
Il quadro sulla rete autostradale
Sulla rete autostradale i valori restano più alti, come da tradizione. La benzina self viene venduta a una media di 2,051 euro al litro, mentre il gasolio tocca quota 2,287 euro. Si tratta di differenziali contenuti, nell'ordine di uno o due centesimi, che però confermano come il nodo del caro-carburante non risparmi nemmeno chi viaggia sulle tratte a pedaggio. Il Gpl e il metano completano il quadro con prezzi che, al momento, non mostrano scossoni paragonabili a quelli del diesel.
La fine dello sconto sulle accise
Il rialzo del gasolio è l'effetto diretto della scadenza dell'ultimo sconto fiscale sulle accise, entrato in vigore lo scorso marzo e prorogato più volte. Da martedì 6 ottobre, con la mancata pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto interministeriale che avrebbe rinnovato il meccanismo delle accise mobili, l'aliquota sul diesel è tornata ai livelli ordinari, con un aumento di 6,1 centesimi al litro.
Lo Stato, di conseguenza, incassa nuovamente l'importo pieno su ogni litro di gasolio venduto, un extragettito che era stato parzialmente restituito agli automobilisti nei mesi precedenti.
Il price cap di Eni e l'effetto sulle compagnie
A contenere parzialmente l'impatto del ritorno delle accise piene era stato, nelle settimane scorse, il tetto ai prezzi introdotto da Eni sulla propria rete. La compagnia aveva fissato un price cap di 1,99 euro al litro per la benzina e di 2,19 euro per il gasolio, validamente per trenta giorni. All'iniziativa si erano allineate progressivamente Ip, Q8 e Tamoil, creando un cuscinetto privato che aveva contribuito a frenare i listini.
Con la scadenza dello sconto fiscale, però, lo stesso tetto sul diesel è stato ritoccato verso l'alto di circa sei centesimi, portandosi intorno ai 2,25 euro al litro, coerentemente con la nuova struttura delle accise.
Cosa prevede il meccanismo delle accise mobili
Il sistema delle accise mobili, che il governo ha annunciato di voler riattivare attraverso un nuovo decreto, funziona come una compensazione interna ai prezzi. Poiché l'Iva viene applicata sul valore del carburante comprensivo dell'accisa fissa, ogni aumento del prezzo internazionale genera un maggiore gettito per lo Stato. L'extragettito dovrebbe essere utilizzato per finanziare una riduzione temporanea dell'accisa, mantenendo così il prezzo alla pompa più stabile.
Il limite del meccanismo risiede nei tempi tecnici: serve un decreto interministeriale per attivarlo, mentre i rincari sul mercato si riflettono sui listini quasi in tempo reale, lasciando i consumatori esposti a finestre di aumento anche significative.
La pressione sui prezzi internazionali del diesel
Il rialzo del gasolio in Italia si inserisce in un contesto internazionale tutt'altro che disteso. Nel Regno Unito il prezzo medio del diesel ha superato per la prima volta la soglia delle due sterline al litro, con un rincaro del 40,5 per cento dall'inizio del conflitto con l'Iran alla fine di febbraio.
Le tensioni sul mercato globale del diesel hanno spinto l'International Energy Agency a riunire i Paesi membri per discutere il rilascio delle riserve strategiche, mentre il G7 ha concordato l'immissione sul mercato di cento milioni di barili di petrolio, di cui una quota rilevante in forma di gasolio. A pesare sono anche le strozzature dal lato dell'offerta: la chiusura dello Stretto di Hormuz ha interrotto i flussi energetici e delle materie prime fertilizzanti, con il prezzo dell'urea e dei fosfati ai massimi dal 2022.
L'impatto su famiglie e trasporto merci
Il diesel rappresenta il carburante di riferimento per l'autotrasporto, e in Italia circa l'ottanta per cento delle merci viaggia su gomma. La fine dello sconto di 6,1 centesimi al litro, che con l'Iva equivale a circa 7,4 centesimi, si traduce per un'auto di cilindrata media in un aumento stimato tra i 3,5 e i 4 euro per ogni pieno, con un impatto annuo per le famiglie compreso tra i 90 e i 130 euro.
L'effetto a catena sui costi della logistica rischia di riflettersi sui prezzi al dettaglio dei beni alimentari, in un contesto in cui il Codacons stima che il gasolio costi già oltre il trenta per cento in più rispetto al periodo antecedente il conflitto in Iran, con una spesa aggiuntiva complessiva per i consumatori quantificata in 4,7 miliardi di euro.
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