Il paradosso della grazia: la massaggiatura di Punta del Este accusa “Minetti non ha mai cambiato vita”
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Redazione Interno
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Mentre i riflettori del jet set internazionale si accendevano su Punta del Este, meta prediletta dell’alta borghesia sudamericana e italiana, alle spalle del lusso sfrenato della tenuta “Gin Tonic” si celerebbe, secondo una nuova testimonianza, un meccanismo ben oliato di accompagnamento e potere. È Graciela Mabel De Los Santos Torres, per vent’anni massaggiatrice nella villa di Giuseppe Cipriani – compagno di Nicole Minetti – a scardinare la narrazione di un presunto riscatto morale. La donna, in un’intervista a viso aperto rilasciata al Fatto Quotidiano, ha infatti fornito un quadro diametralmente opposto a quello che aveva convinto la magistratura a sostenere la richiesta di grazia poi concessa dal presidente Sergio Mattarella; un quadro che, se confermato, getterebbe un’ombra lunga sulle procedure di “riabilitazione” della ex consigliera regionale.
L’ex igienista dentale, condannata in via definitiva per favoreggiamento della prostituzione e peculato, aveva ottenuto la clemenza del Capo dello Stato proprio sulla base del suo assertivo “cambiamento di vita”, un argomento centrale che aveva trovato terreno fertile nei pareri degli uffici giudiziari milanesi. La testimone, invece, non ha dubbi: “Nicole Minetti non ha mai cambiato vita, ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia”. Torres, che si dice pronta a ripetere le sue accuse sotto giuramento dai pm (purché le venga garantita protezione, perché ha “paura”), ha descritto un ambiente che molto ricorda i tristi schemi già visti all’epoca delle cene di Arcore: una struttura gerarchica dove la fluidità delle relazioni sociali cede il passo a rapporti di forza ben definiti.
L’ombra lunga sui “festini” e il ruolo di Minetti come selezionatrice
Secondo la ricostruzione della massaggiatrice – che ha lavorato per due decenni nella finca soprannominata “Gin Tonic” – la vita nella proprietà non era certo quella di una ritirata familiare. Si parlava piuttosto, nelle sue parole, di “un sistema”, un posto dove arrivavano continuamente ragazze, spesso giovanissime e a volte minorenni, provenienti da Brasile, Argentina e Italia, per intrattenere “ricchi imprenditori e politici, sia uruguaiani che italiani”. La testimone ha distinto due fasi delle serate: prima le presentazioni ufficiali con il jet set, poi la selezione degli “amici di casa”, momento in cui, ha affermato, “iniziavano alcool, droga e sesso”.
In questo contesto, lontana dall’essere una compagna disimpegnata o una madre a tempo pieno, Nicole Minetti avrebbe giocato un ruolo attivo e centrale. Torres è categorica: “Era lei a scegliere le ragazze. Pensava al loro aspetto, dall’abbigliamento da indossare al parrucchiere. Tutti la temevano”. Si delinea così la figura di una “madame” che gestiva l’offerta per gli ospiti illustri, un dettaglio che stride violentemente con l’immagine di donna redenta e lontana dai vecchi vizi presentata agli uffici giudiziari. La stessa fonte ha aggiunto un particolare sulla vita domestica della coppia riguardo al figlio della relazione: “La persona che lo seguiva davvero era Fátima, la tata uruguaiana. Viveva praticamente ventiquattr’ore su ventiquattro con lui. Nicole spesso era altrove per lavoro”.
Le molestie subite e la reazione della Procura di Milano
Non solo gestione dell’intrattenimento, ma anche un clima di sopraffazione personale. Graciela Torres ha raccontato di aver subito pressioni pesanti dal padrone di casa, Giuseppe Cipriani: “Pretendeva massaggi sempre più intimi. A un certo punto mi chiese apertamente massaggi erotici”. Di fronte al suo rifiuto, sarebbero iniziati i problemi lavorativi, fino alla sostituzione con un’altra professionista “disposta a fare quello che io non volevo fare”. In quella circostanza, ha aggiunto la testimone, “Nicole Minetti era lì, presente e indifferente”.
Questa inerzia, unita alle accuse di reclutamento, non è passata inosservata agli inquirenti. La Procura generale di Milano, che già aveva incaricato i carabinieri di identificare la testimone, sta ora valutando la fattibilità di una rogatoria internazionale per procedere all’interrogatorio formale della donna in Uruguay. La Procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto pg Gaetano Brusa intendono verificare la fondatezza di queste dichiarazioni che, se ritenute attendibili, potrebbero contraddire i presupposti di fatto su cui si è basata la concessione della grazia presidenziale. Si tratta di un’indagine delicata, che allunga i tempi per un nuovo parere ufficiale, mentre la direzione dell’inchiesta sembra ora voler fare piena luce su ciò che realmente accadeva – e forse accade ancora – dietro le mura lussuose della tenuta sudamericana.




