La procura generale di Milano non trova riscontri sui presunti festini in Uruguay: parere sulla grazia a Nicole Minetti confermato

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il parere favorevole, quello che ha spianato la strada alla grazia presidenziale per Nicole Minetti nonostante le condanne a 3 anni e 11 mesi tra il “Ruby bis” e “Rimborsopoli”, resiste all’urto delle ultime rivelazioni giornalistiche. La Procura generale di Milano, dopo aver vagliato gli elementi emersi da un’inchiesta stampa che aveva riacceso i riflettori sulla vita dell’ex consigliera regionale lombarda in Sud America, ha stabilito che non sussistono, al momento, i presupposti per modificare il proprio verdetto. Le verifiche, condotte anche attraverso i canali internazionali dell’Interpol, non hanno infatti trovato alcun riscontro concreto riguardo all’esistenza dei presunti “festini” che sarebbero stati organizzati nella tenuta di proprietà del compagno Giuseppe Cipriani a Maldonado, in Uruguay.

La posizione della massaggiatrice e il mancato interrogatorio

Al centro della tempesta mediatica, che aveva indotto il Quirinale a richiedere approfondimenti al Ministero della Giustizia, c’era la testimonianza di Graciela Mabel De Los Santos Torres, una massaggiatrice che aveva lavorato per un ventennio nella lussuosa residenza “Gin Tonic”. Quest’ultima, in alcune interviste rilasciate alla stampa, aveva descritto un ambiente fatto di alcol, droga e un viavai di ragazze, sostenendo che la Minetti non avesse affatto cambiato lo stile di vita che le era costato la condanna in Italia. Tuttavia, la Procura generale – guidata dalla procuratrice Francesca Nanni – ha valutato che le dichiarazioni rese dalla donna, per quanto gravi, non trovino al momento sostegno in elementi di prova oggettivi raccolti sul territorio uruguaiano; pertanto, è stata esclusa la necessità di attivare una rogatoria internazionale per ascoltarla formalmente, almeno in questa fase istruttoria.

Le incongruenze sulle dichiarazioni della teste

A contraddire la ricostruzione fornita dalla massaggiatrice contribuiscono anche alcuni dettagli emersi dalla sua stessa posizione contrattuale. Nei documenti depositati agli atti, emerge che il rapporto di lavoro con l’organizzazione di Cipriani si fosse interrotto dopo poche settimane effettive di servizio – periodo durante il quale, peraltro, la presenza di Nicole Minetti nella struttura sarebbe stata sporadica, limitata a pochi giorni. Inoltre, la stessa massaggiatrice, dopo essersene andata, avrebbe avanzato richiesta per essere riassunta; solo al rifiuto della proposta avrebbe fatto seguito una causa per il lavoro non retribuito, conclusasi poi con una transazione economica di settemila euro. Questi aspetti procedurali, secondo la ricostruzione della Procura, minano la credibilità della narrativa che dipingeva la tenuta come luogo di cronaca nera e sfruttamento continuativo.

Le motivazioni umanitarie della grazia restano al centro

La grazia concessa a febbraio dal presidente della Repubblica, fondata su ragioni umanitarie legate alla necessità di assistere un minore adottivo affetto da gravi patologie (il quale necessita di cure altamente specializzate che Minetti può garantirgli), resta quindi in piedi senza che siano emersi vizi formali tali da suggerire un ripensamento dell’atto di clemenza. L’attenzione degli inquirenti, invece di spostarsi sui presunti festini smentiti dalle verifiche, rimane focalizzata sugli aspetti strettamente connessi all’iter adottivo e alle certificazioni mediche prodotte all’epoca. Sebbene la madre biologica del bambino risulti irreperibile e siano stati sollevati dubbi sulle modalità di riconoscimento dell’adozione in Italia, la Procura generale ha ribadito che, al momento, nessuno degli elementi negativi presentati negli articoli di stampa è effettivamente riscontrabile nella documentazione ufficiale del procedimento.

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