Pedullà e la stampa: Tare scelto a maggio dopo i “naufragi”, D’Amico il candidato unico per il 2026-27
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Redazione Sport
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L’intreccio di nomi e tempistiche che avvolge la futura area tecnica del Milan, a dispetto della distanza che ancora separa il club dalla definizione ufficiale dell’assetto dirigenziale, comincia a mostrare crepe piuttosto evidenti nella ricostruzione lineare che taluni avevano dato per scontata. Alfredo Pedullà, intervenuto ai microfoni di Sportitalia, ha scelto di ribaltare l’ottica con cui si guarda al probabile addio di Igli Tare: “Chi ha fatto peggio è Tare – ha dichiarato il giornalista – che ha accettato il mandato da ultima scelta, semplicemente perché il Milan avrebbe potuto prenderlo a marzo (era libero) e invece ha deciso di farlo dopo il naufragio delle trattative con altri specialisti del ruolo”.
Quell’inciso tra parentesi – “era libero” – pesa come un macigno sulla narrazione finora prevalente, perché sposta l’asse del giudizio dal tradimento patito (da parte del club) alla disponibilità quasi passiva del diretto interessato. Pedullà, insomma, non racconta un tradimento bensì una rinuncia: chi si è svalutato da solo, accettando di entrare in scena solo quando le urgenze di Milanello avevano già bruciato ogni altra candidatura. E, nel farlo, il giornalista evoca un “naufragio” di trattative con altri “specialisti del ruolo” – espressione che lascia intendere una serie di contatti, andati a vuoto, con profili ben più consolidati di quello di Tare.
La svolta di Gazzetta: Furlani ha già scelto D’Amico, il resto dipende da Cardinale
Mentre Pedullà insiste su una lettura critica degli eventi passati, il fronte delle certezza giornalistiche si sposta con decisione su Tony D’Amico. Secondo quanto riportato da Gazzetta.it, l’attuale amministratore delegato del Milan, Giorgio Furlani, avrebbe già incontrato il dirigente dell’Atalanta un anno fa; oggi, però, quel vecchio contatto si sarebbe trasformato in una candidatura unica per la stagione 2026. La rosea è netta: “Il resto starà a Gerry Cardinale e alla proprietà”. Una frase che, nella sua secca essenzialità, fotografa un equilibrio precario: Furlani spinge, ma non ha l’ultima parola. E se Tare appare sempre più vicino all’addio – come scrive anche Il Tempo – il CEO rossonero non naviga in acque così tranquille da poter imporre la sua volontà senza il placet del fondo americano.
Il paradosso di Tare, libero a marzo ma chiamato solo a maggio
Resta, sullo sfondo, quella singolare dissonanza temporale che Pedullà ha messo in luce: a marzo Tare era sul mercato senza vincoli, eppure il Milan ne ha fatto il proprio direttore sportivo solo a maggio, dopo che ogni altra trattativa con altri dirigenti era miseramente naufragata. Una scelta, quella rossonera, che non sembra dettata da una precisa strategia di lungo periodo quanto piuttosto da una serie di porte chiuse in faccia. Dall’altra parte, la posizione di Tare appare altrettanto ambigua: accettare un incarico sapendo di essere la ruota di scorta, in un circo dove gli artisti principali avevano già rifiutato il contratto, è una mossa che pochi dirigenti avrebbero accettato senza battere ciglio. E proprio questa accondiscendenza, secondo Pedullà, costituisce il vero punto debole di un uomo che pure ha lunga esperienza nel settore.
D’Amico, l’Atalanta e l’ombra di Giuntoli: il puzzle si completa fuori dal Milan
Tony D’Amico, 46 anni, in ascesa dopo le esperienze a Verona e poi a Bergamo, è stato sostanzialmente liberato da Luca Percassi – l’amministratore delegato dell’Atalanta – che si prepara a sostituirlo con Cristiano Giuntoli, ex Napoli e Juventus. Una sostituzione, quella tra i due dirigenti, che non avviene nel vuoto ma in un contesto di dichiarazioni pubbliche già rilasciate da Percassi, il quale non ha più nascosto l’imminente ricambio. Il Milan, in questo senso, si trova di fronte a un’opportunità concreta: prendere un dirigente che l’Atalanta sta già lasciando andare, senza dover strappare concessioni o pagare penali. Eppure, il nodo resta sempre lì, immutato: Furlani ha individuato D’Amico come candidato unico, ma la proprietà guidata da Gerry Cardinale non ha ancora dato il suo benestare. E senza quella firma, ogni ragionamento sul dopo‑Tare rimane sospeso, in attesa di un via libera che – per ora – nessuna fonte ha potuto dichiarare come certo.
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