Romania, il confine sottile tra incidente e guerra
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Redazione Esteri
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Il recente incidente verificatosi nella città rumena di Galați, dove un aeromobile a pilotaggio remoto (alias drone), di possibile origine russa – anche se Mosca ha suggerito una diversa paternità dell'accaduto – è precipitato su un edificio residenziale provocando feriti e danni materiali, rappresenta uno degli episodi più delicati verificatisi sul territorio di uno Stato membro della NATO dall'inizio dell'invasione russa dell'Ucraina nel 2022.
L'episodio, che ha ferito due persone tra cui un minore, si inserisce in un contesto caratterizzato da ripetute incursioni di droni e detriti militari provenienti dal teatro bellico ucraino; la ministra degli Esteri romena, Oana Toiu, ha infatti ricordato come vi siano stati più di quaranta episodi di questo tipo, sebbene questa sia la prima volta che un ordigno colpisca un'area densamente popolata causando vittime.
La diplomazia di Bucarest ha immediatamente incolpato le forze di Mosca, richiamando l'ambasciatore russo e chiedendo spiegazioni, mentre al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite la rappresentante Toiu ha definito l'accaduto come "inaccettabile", sottolineando la violazione del diritto internazionale.
La risposta (prudente) dell'alleanza atlantica
Nonostante la gravità della situazione, che tecnicamente integrerebbe il presupposto per l'articolo 5 del Trattato Nord Atlantico (l'attacco a un membro dell'alleanza), dai vertici militari del blocco arrivano segnali di prudenza che sembrano allontanare l'ipotesi di un'escalation militare diretta con la Russia.
Il presidente del Comitato militare della NATO, l'ammiraglio italiano Giuseppe Cavo Dragone, ha dichiarato in un'intervista a Bloomberg che l'alleanza non dovrebbe "reagire in modo eccessivo" a questi episodi, definendoli come incidenti causati da detriti o droni fuori controllo piuttosto che come azioni belliche pianificate.
Questa posizione, che riflette la linea di chi intende evitare una spirale conflittuale con una potenza nucleare come la Russia, non implica però l'immobilismo: Dragone ha spiegato che la NATO sta già lavorando per rafforzare il fianco orientale e implementare una "autorità sicura" che colleghi la difesa aerea dal Baltico al Mar Nero.
Le difficoltà operative e la "antifragilità"
Le difficoltà incontrate dalle autorità romene rivelano un vuoto tattico non indifferente per le nazioni del fronte orientale. L'esercito di Bucarest, secondo quanto riferito dai vertici militari, ha avuto a disposizione soltanto quattro minuti per intercettare il drone prima del suo impatto, un lasso di tempo ritenuto insufficiente per autorizzare l'abbattimento senza rischi di danni collaterali alla popolazione civile.
La situazione è ulteriormente complicata dalla geografia: i droni spesso provengono dallo spazio aereo ucraino o dal Mar Nero, il che rende complessa l'identificazione tempestiva della minaccia. Per far fronte a queste vulnerabilità, l'ammiraglio Cavo Dragone ha introdotto il concetto di "antifragilità", un modello secondo cui le nazioni non devono limitarsi a resistere agli shock (resilienza), ma devono strutturarsi per uscire dalle crisi più forti di prima, integrando la società civile e l'industria nella difesa nazionale.
La ricerca di soluzioni a breve termine
Di fronte all'incapacità di attendere i lunghi cicli di procurement militare – che richiederebbero dai 12 ai 24 mesi per la consegna di nuovi sistemi – Bucarest ha avviato una duplice strategia diplomatico-militare. Da un lato, la ministra Toiu ha chiesto formalmente l'attivazione di un supporto immediato da parte della NATO per colmare il vuoto di difesa aerea, sollecitando i partner a fornire sistemi anti-drone a breve raggio.
Dall'altro, la Romania sta negoziando con Kiev un progetto di cooperazione bilaterale per il contrasto ai droni, un'ipotesi resa complessa dalle tensioni esistenti (come la questione delle minoranze) ma resa necessaria dalla geografia condivisa. Le parole del ministro, che ha sottolineato come "non ci sia scenario in cui la Russia possa rivendicare una piena vittoria", indicano che, nonostante l'incidente, la posizione politica di sostegno all'Ucraina da parte di Bucarest resta invariata, nonostante i rischi concreti per la propria popolazione.




