Decreto giustizia-migranti, via libera definitivo dalla Camera: tra le novità l'esame da avvocato in due scritti
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Redazione Interno
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Con 165 voti favorevoli e 80 contrari, l'Aula di Montecitorio ha approvato in via definitiva, nella seduta di mercoledì 5 agosto, la legge di conversione del decreto-legge 100/2026, il provvedimento che reca "Misure urgenti in materia di giustizia e per l'attuazione del Patto dell'Unione europea sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024".
Il testo, già licenziato dal Senato il 30 luglio scorso senza modifiche, compone un puzzle normativo di 18 articoli che incide su due versanti solo apparentemente distanti: da un lato, l'ordinamento giudiziario e l'esercizio delle professioni legali; dall'altro, il recepimento delle nuove regole europee in materia di asilo e rimpatri, in un'endiadi che ha caratterizzato l'iter parlamentare e che ora diventa legge dello Stato.
La riforma dell'esame di Stato per avvocati: due prove scritte e un colloquio
L'intervento più atteso, quello che ha catalizzato l'attenzione dei praticanti avvocati di tutta Italia, è senza dubbio la revisione dell'esame di Stato per l'accesso alla professione forense. L'articolo 1 del decreto introduce una struttura che, pur mantenendo la sessione unica annuale, modifica profondamente l'architettura delle prove: le tradizionali tre prove scritte vengono ridotte a due, rispettivamente consistenti nella redazione di un parere motivato e di un atto giudiziario, in una materia a scelta del candidato tra diritto civile, penale e amministrativo.
Le prove scritte, da svolgersi in presenza e con il solo ausilio dei codici annotati con la giurisprudenza, rappresentano un ritorno a un modello più selettivo e tecnico, superando le semplificazioni adottate negli anni della pandemia; la prova orale, dal canto suo, si articola in un colloquio che comprende la soluzione di un caso pratico, quesiti di diritto sostanziale e processuale, e una verifica sull'ordinamento e la deontologia forense.
Le proroghe per il sistema giudiziario: Gip collegiale e Tribunale della famiglia slittano
Oltre alla riforma dell'esame forense, il decreto contiene un pacchetto di misure che, per certi versi, fotografa le difficoltà del sistema giustizia nel recepire riforme organiche. Diversi articoli, infatti, si limitano a prorogare termini già più volte differiti, come nel caso dell'entrata in vigore del giudice per le indagini preliminari in composizione collegiale per la custodia cautelare in carcere, il cui debutto è stato ulteriormente spostato al 28 febbraio 2027.
Analogamente, l'operatività del Tribunale per le persone, per i minorenni e per le famiglie viene rinviata al 17 ottobre 2027, mentre per le infrastrutture digitali interdistrettuali destinate alla gestione delle intercettazioni il termine è stato posticipato al 31 dicembre 2027, in un susseguirsi di slittamenti che raccontano le difficoltà di un'amministrazione alle prese con l'innovazione tecnologica.
La responsabilità professionale dei notai e le norme per i magistrati
Il provvedimento incide anche sulla professione notarile, riscrivendo la disciplina della responsabilità professionale. L'articolo 9 introduce, accanto all'ordinario termine decennale di prescrizione che decorre dalla conoscibilità del danno, un limite massimo di 15 anni dalla data in cui la prestazione è stata compiuta, oltre il quale l'azione non può più essere esercitata, una norma che punta a dare maggiore certezza ai rapporti giuridici e alla sostenibilità dell'attività professionale.
Sul fronte della magistratura, infine, si segnala la proroga al 31 dicembre 2026 dell'incarico dei magistrati giudicanti presso il medesimo ufficio, al fine di evitare carenze di organico in un momento di transizione, e lo stanziamento di risorse significative per la digitalizzazione della giustizia: 6,5 milioni di euro per il 2026 e 17,5 milioni per ciascuno degli anni dal 2027 al 2034.
Il recepimento del Patto Ue su migrazione e asilo: procedure e trattenimento
La seconda anima del decreto, quella che attiene all'immigrazione e che si sviluppa dagli articoli 10 a 17, dà attuazione al Patto europeo sulla migrazione e l'asilo del 14 maggio 2024. Tra le disposizioni di maggior impatto pratico, figurano l'introduzione del provvedimento prefettizio di "autorizzazione a risiedere in un luogo specifico" come alternativa al trattenimento, e l'ampliamento delle strutture destinate al trattenimento dei richiedenti asilo, comprese quelle nelle zone di frontiera.
Sul fronte delle procedure, viene aumentato da 60 a 90 giorni, dalla formalizzazione della domanda, il periodo durante il quale i richiedenti protezione internazionale non possono svolgere attività lavorativa, e vengono rese obbligatorie le procedure di asilo alla frontiera, da concludere entro un termine massimo previsto dalle nuove disposizioni europee.
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