Pronto soccorso in crisi, aumentano i tempi di attesa e la mortalità

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La situazione nei pronto soccorso italiani, in particolare a Roma, è diventata insostenibile. Alessandro Riccardi, nuovo presidente della Società italiana di medicina di emergenza urgenza (Simeu), ha lanciato l'allarme: ogni paziente fermo in pronto soccorso in attesa di trasferimento in reparto causa un ritardo di almeno 12 minuti sugli accessi successivi, aumentando la mortalità dal 2,5% al 4,5% quando il cosiddetto boarding supera le 12 ore. I dati pubblicati dalla stessa Simeu dimostrano il legame tra un maggior numero di giorni di degenza e una maggior incidenza di complicanze.

Ieri, alle 12:52, il sistema della Asl ha fotografato una situazione drammatica: 110 persone in trattamento, 10 codici gialli in attesa per un tempo stimato di un'ora e 52 minuti e 12 codici verdi per un'ora e 21 minuti. Questi numeri raccontano il clima di esasperazione che si vive all'interno della struttura di emergenza, dove le frequenti aggressioni e minacce al personale, come l'ultimo caso di venerdì scorso, misurano i pericoli quotidiani a cui sono esposti gli operatori.

All'ospedale San Giovanni, la situazione è altrettanto critica: quaranta pazienti in attesa di un posto letto hanno costretto la direzione a bloccare le sale operatorie, riservando gli interventi chirurgici solo ai casi urgenti. Questo superaffollamento del Dipartimento di emergenza ha causato l'ennesima giornata di disagi per i nosocomi romani, presi d'assalto negli ultimi giorni festivi, con record di affluenze e code interminabili di pazienti parcheggiati tra le barelle nelle corsie.

Antonio Magi, presidente dell'Ordine dei medici di Roma, ha definito la situazione una "catastrofe annunciata". Secondo Magi, la mancanza di medici è la causa principale di questa crisi, e non esiste altra priorità se non investire sul personale sanitario.

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