Meloni e Merz, l'asse Roma-Berlino prende forma mentre infuria la polemica sulle truppe
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Redazione Interno
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Quello che doveva essere un semplice incontro formale tra il cancelliere tedesco Friedrich Merz e Giorgia Meloni si è trasformato in una tappa decisiva per ridisegnare i rapporti tra Italia e Germania, in un momento in cui l’Europa, divisa sulla questione ucraina, fatica a trovare una linea comune. Se da un lato l’opposizione continua a denunciare l’isolamento del governo italiano – dopo l’esclusione di Meloni dal vertice ristretto dei "volenterosi" a Tirana – dall’altro Palazzo Chigi ribatte con i fatti, mostrando una sintonia inedita con Berlino.
«Non è più tema di discussione», ha dichiarato la premier a proposito dell’invio di truppe a Kiev, chiudendo così un dibattito che nelle ultime settimane aveva acceso gli animi. Merz, da parte sua, ha liquidato come «fuori dalla realtà» ogni ulteriore polemica, sottolineando invece la necessità di concentrarsi su obiettivi concreti. Le parole del cancelliere tedesco, pronunciate nel corso di una conferenza stampa congiunta, hanno il sapore di una sterzata netta: niente più ambiguità, niente spazio per i personalismi.
Quello che emerge dall’incontro è un’intesa operativa, non di facciata. «I nostri destini sono legati», ha aggiunto Meloni, evidenziando i punti di contatto tra i due Paesi, dalla difesa alla competitività industriale. Un’intesa che sarà ulteriormente sancita nel 2026 con un vertice intergovernativo a Roma, quasi a suggellare quello che già oggi appare come un vero e proprio patto strategico.
Intanto, però, le critiche non si placano. L’assenza italiana al formato ristretto di Tirana – dove si è discusso proprio del sostegno militare all’Ucraina – pesa come un macigno, e l’opposizione non perde occasione per rinfacciare al governo una presunta marginalizzazione. Ma la risposta di Meloni è chiara: se c’è chi parla di isolamento, lei punta tutto sull’asse con Berlino, cercando di trasformare una crisi diplomatica in un’opportunità.




