L'asse Roma-Berlino fissa l'agenda Ue per la competitività, isolando Parigi
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Redazione Interno
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Emmanuel Macron ha tentato di inserire un cuneo nella ritrovata sintonia tra Giorgia Meloni e Friedrich Merz, un'intesa che, cementata da una serie di ricette comuni, ha ridisegnato gli equilibri di forza all'interno del Consiglio europeo. L'occasione del vertice informale dei Ventisette ha invece offerto alla premier italiana e al cancelliere tedesco il palcoscenico per una dimostrazione di compattezza, la quale, non senza qualche scossone, ha di fatto relegato la Francia in una posizione defilata mentre il motore franco-tedesco, storicamente propulsore dell'integrazione, sembra accusare il peso di una panne prolungata. La distanza tra Parigi e Berlino, d'altronde, è emersa con nettezza nel duello sempre acceso sugli eurobond, uno strumento che la Germania, insieme all'Italia, continua a guardare con grande cautela preferendo altre strade per rilanciare la crescita.
Il piano concreto e la scadenza dell'anno
La spinta italo-tedesca, che ambisce a imprimere un'accelerazione decisiva alla competitività industriale del continente, si è materializzata in un piano articolato su tre pilastri fondamentali, ai quali si è aggiunta una richiesta di concretezza operativa: completare le necessarie riforme entro la fine dell'anno. «Diamoci scadenze e obiettivi precisi» è stato l'imperativo lanciato da Roma e Berlino, che intendono così superare le lungaggini burocratiche che spesso soffocano l'azione dell'Unione. I cardini della proposta ruotano attorno al completamento del mercato unico, un'operazione di ampia sburocratizzazione – la quale include una revisione delle regole ambientali e la riduzione dei costi energetici – e la stipula di nuove intese commerciali con partner globali per sostenere le esportazioni europee.
Il contesto geopolitico e la risposta dei "volenterosi"
In un momento internazionale delicato, segnato da pulsioni neo-imperialiste di varia entità, la classe dirigente italiana ha scelto di muoversi con pragmatismo, tessendo una collaborazione strutturata con la Germania che, pur evitando la retorica dell'"asse", rappresenta una risposta precisa alla confusione geopolitica corrente. Questa nuova convergenza, che alcuni osservatori hanno già battezzato come l'asse dei "volenterosi", trova la sua prima applicazione pratica nel pre-vertice organizzato da Meloni e Merz insieme al premier belga Bart De Wever, un incontro che precede il summit informale al castello di Alden Biesen e che punta a coordinare una posizione comune proprio sul tema cruciale della competitività.
La mappa dei rapporti che cambia
Quello che sta prendendo forma, dunque, è un nuovo tipo di patto destinato a cambiare gli equilibri dell'Unione, dove la prossimità tra Roma e Berlino, mai così stretta negli ultimi anni, sembra aver scavalcato la tradizionale diarchia. L'iniziativa congiunta sulla competitività, nata dopo il seminario di Leuven e ora portata avanti con determinazione, delinea una mappa dei rapporti di forza in cui l'Italia gioca un ruolo centrale e propositivo, cercando di trainare una parte del continente verso soluzioni che guardano all'efficacia economica e alla semplificazione normativa. Una dinamica, questa, che sposta il baricentro dell'azione e costringe tutti gli attori a fare i conti con un equilibrio che non è più quello del passato.




