Il metodo giapponese che tiene pulite le strade dalla neve e il perché l'Europa non lo adotta

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Mentre in gran parte del continente europeo l'arrivo di una bufera si traduce, ormai da decenni, nella mobilitazione di mezzi spargisale e spazzaneve, in Giappone esiste una soluzione radicalmente diversa che aggredisce il problema alla radice. Nella città di Nagaoka, sin dagli anni Sessanta del secolo scorso, è stato implementato un sistema ingegneristico noto come “shosetsu”, il quale, sfruttando una rete di tubazioni poste al di sotto del manto stradale, fa circolare acqua calda per sciogliere la precipitazione nevosa non appena questa tocca il terreno. Questo approccio proattivo, che evita del tutto l'accumulo di neve e ghiaccio, rappresenta un'alternativa tecnologica di grande interesse, sebbene il suo impiego in Europa rimanga, ad oggi, un'eccezione piuttosto che una regola consolidata.

Il funzionamento del sistema e le sue peculiarità

Il principio di base dello “shosetsu”, che potremmo tradurre approssimativamente come “dissoluzione della neve”, si fonda su una prevenzione attiva. Degli appositi irrigatori, integrati nell'infrastruttura viaria, rilasciano acqua riscaldata, la quale interviene direttamente sul fiocco nel momento in cui si deposita. L'effetto è immediato e trasforma la neve in acqua di scolo, eliminando così la necessità di operazioni di rimozione meccanica successive e, soprattutto, annullando il pericolo della formazione di lastroni di ghiaccio, spesso causa di incidenti. La fonte di calore per questo sistema può variare: in alcuni casi si utilizza l'acqua geotermica, abbondante in molte zone del Giappone per via della sua attività vulcanica, in altri si ricorre a calore di scarto proveniente da impianti industriali o a sistemi di riscaldamento a gas dedicati, dimostrando una notevole adattabilità alle risorse locali disponibili.

Gli ostacoli alla diffusione in Europa

Nonostante l'efficacia dimostrata nel garantire la perfetta percorribilità delle strade anche durante le tempeste più intense, le ragioni per cui una simile tecnologia non si sia diffusa in Europa sono molteplici e principalmente di ordine economico e geografico. L'installazione iniziale di una rete di tubazioni sotto l'asfalto comporta costi di investimento molto elevati, superiori di gran lunga all'acquisto e al mantenimento di una flotta di mezzi tradizionali, che possono essere impiegati in modo flessibile solo quando necessario. Inoltre, la sostenibilità del sistema dipende fortemente dalla disponibilità di una fonte di calore a basso costo e prossima al luogo di utilizzo; laddove non esista un accesso facile a energia geotermica o a calore residuo industriale, i costi operativi per riscaldare l'acqua diventerebbero proibitivi per la maggior parte degli enti locali, già spesso alle prese con bilanci limitati per la manutenzione ordinaria.

Un contrasto di filosofie e di paesaggi

L'adozione di tecniche così differenti sottolinea, in definitiva, due visioni opposte nella gestione del territorio e delle sue criticità. Da una parte, la soluzione giapponese, che potremmo definire "di fusione", mira a neutralizzare il fenomeno atmosferico integrando la contromisura direttamente nell'infrastruttura, con un approccio che è insieme ingegneristico e quasi filosofico. Dall'altra, il metodo europeo più comune rimane sostanzialmente "di rimozione", basato su un intervento successivo all'accumulo. Quest'ultimo, seppur meno radicale, offre una flessibilità che si adatta a un contesto geografico estremamente variegato, dove l'intensità e la frequenza delle nevicate possono cambiare drasticamente da regione a regione, rendendo poco pratico un investimento infrastrutturale così oneroso e permanente per aree che potrebbero essere colpite solo saltuariamente.

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