Addio al timbro sul passaporto, l'Europa adotta il controllo digitale alle frontiere
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Il timbro cartaceo sul passaporto, per generazioni di viaggiatori segno tangibile e quasi sentimentale del valicamento di una frontiera, si avvia a scomparire negli archivi della memoria. L'Unione europea, infatti, ha ormai avviato in via definitiva e irreversibile il processo di implementazione dell'Entry/Exit System (EES), un sistema informatico che soppianterà del tutto, entro una scadenza ben definita, la pratica manuale della timbratura. Questo nuovo meccanismo di controllo, che si fonda sulla registrazione digitale dei dati biometrici dei viaggiatori, verrà applicato a tutti coloro i quali, non essendo cittadini dell'area Schengen, varcheranno i confini esterni dello spazio comune per un soggiorno di breve periodo.
Il funzionamento del nuovo sistema di frontiera
L'EES, la cui entrata in vigore operativa è cominciata nello scorso mese di ottobre, rappresenta un cambiamento epocale nella filosofia della sorveglianza delle frontiere, spostando il fulcro dall'azione umana a quella algoritmica. Nel momento del passaggio, agli interessati – esclusi i cittadini Ue e quelli dei pochi Stati associati al regime di libera circolazione – verranno prelevate le impronte digitali e acquisita un'immagine del volto, dati che, insieme a quelli anagrafici e di viaggio, confluiranno in una banca dati europea centralizzata. Il sistema, calibrato per registrare in modo automatico le date di ingresso e di uscita, consentirà di calcolare con precisione il periodo di permanenza consentito, ponendo un argine a coloro che, spesso in modo del tutto inconsapevole, oltrepassano il limite dei novanta giorni. In Italia, le prime strutture ad adottare la procedura sono stati gli scali di Fiumicino e Malpensa, insieme ai porti di Genova e Civitavecchia, avanguardie di una trasformazione che interesserà progressivamente ogni punto di accesso.
Una transizione necessaria di fronte alla crescita dei flussi
La scelta di digitalizzare il controllo confinario non è affatto dettata da un mero desiderio di modernizzazione, bensì da un'esigenza pressante dettata dai numeri. I flussi di passeggeri provenienti da Paesi terzi sono infatti aumentati in modo esponenziale, come dimostrano – per fornire un esempio – le cifre registrate all'aeroporto di Lisbona. I dati, di fonte ufficiale, rivelano che i viaggiatori soggetti a controlli di frontiera sono passati da 2,3 milioni nel 2021 a una stima di circa 12 milioni per il 2025, con un incremento vertiginoso che ha seguito il passaggio di competenze dalla polizia frontaliera alla polizia di sicurezza pubblica. Dinanzi a simili volumi, la gestione manuale si rivela non solo obsoleta, ma anche insostenibile, rischiando di creare colli di bottiglia e inefficienze negli snodi cruciali della mobilità continentale.
Il percorso verso la piena operatività
Il percorso di transizione, per quanto già avviato, non è tuttavia immediato e richiederà un periodo di assestamento. Le autorità europee hanno fissato al 10 aprile 2026 il termine ultimo per il pieno dispiegamento e l'applicazione uniforme dell'EES in tutti gli Stati membri. Questo lasso di tempo sarà necessario per completare l'installazione fisica delle postazioni di controllo nei valichi di terra, marittimi e aerei minori, per formare adeguatamente il personale addetto e per testare a fondo la resilienza e l'interoperabilità del sistema informatico, la cui complessità è notevole. Si tratta, in altri termini, di una fase di rodaggio durante la quale il vecchio metodo e quello nuovo potranno, in qualche misura, coesistere, prima che il timbro diventi definitivamente un reperto del passato.




