La tragedia di Sedico: Lucas De March, 6 anni, muore schiacciato dal muletto guidato dal padre

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Il piazzale antistante la Meccanica De March, in via Cavalieri di Vittorio Veneto, avrebbe dovuto rappresentare uno spazio sicuro, protetto da cancelli e inferriate; si è invece trasformato, nella serata di venerdì 8 maggio, nel teatro di una morte assurda e inaspettata. È qui che Lucas De March, un bambino di appena sei anni compiuti da poco il 20 febbraio, ha perso la vita dopo essere stato travolto da un muletto condotto dal padre, Gabriele De March, titolare dell’azienda.

Stando ai primi rilievi effettuati dalla polizia, ancora in fase di accertamento nonostante il sequestro del mezzo, la dinamica vede il piccolo vittima di una manovra fatale eseguita dal genitore, il quale, secondo quanto riportato da alcuni dipendenti, non si sarebbe accorto della presenza del figlio lungo la traiettoria del muletto. La chiamata ai soccorsi è scattata tra le 19 e le 20, un orario ancora da precisare nei verbali, che ha visto l’intervento tempestivo degli operatori del Suem 118 e dell’elicottero; per Lucas, purtroppo, non c’era ormai più nulla da fare, e il velivolo è dovuto rientrare mestamente alla base.

Soccorsi e indagini sulla scena

La corsa contro il tempo, in un contesto logistico complesso come quello della zona industriale di Sedico, si è rivelata vana. Sul posto sono immediatamente intervenuti i sanitari, i vigili del fuoco e le forze dell’ordine, ma il personale medico non ha potuto fare altro che constatare il decesso del piccolo, rimasto schiacciato sotto il mezzo pesante. I rilievi tecnici, affidati alla Polizia e allo Spisal, si sono protratti per ore all’interno dell’area aziendale; la salma del bambino, coperta da un telo bianco e schermata alla vista da uno dei camion parcheggiati, è rimasta a lungo nel piazzale prima di essere trasferita all’obitorio, verso le 20.30. Un mezzo è stato inviato per rimuovere il muletto, il quale – essendo fondamentale per la ricostruzione degli inquirenti – è stato posto sotto sequestro per gli accertamenti del caso, sebbene le operazioni di recupero siano state rinviate a causa delle difficoltà tecniche e del protrarsi delle indagini.

Il contesto familiare e il supporto psicologico

A rendere ancora più cupa la vicenda è il contesto in cui è maturata: l’area industriale di Bribano, dove ha sede l’azienda meccanica della famiglia De March, una realtà storica del Bellunese fondata nel lontano 1985. Il piccolo Lucas, secondo la testimonianza di alcuni addetti ai lavori, era solito seguire il padre in fabbrica, muovendosi liberamente negli spazi esterni; quella libertà concessa nel piazzale di famiglia si è però rivelata fatale. Portato con sé dal padre sul luogo di lavoro, il bambino si trovava nei pressi del muletto senza alcuna protezione - nemmeno quelle minime che le norme di sicurezza imporrebbero per i civili - quando l’uomo, alla guida, ha completato la manovra che gli è costata la vita. La madre, Jennifer Agnoletta, e la nonna Amelia si sono precipitate sul luogo, travolte da una disperazione che ha lasciato sgomenti anche i presenti estranei alla cerchia familiare. Data l'indicibile magnitudo dell'evento, l'Ulss 1 Dolomiti ha attivato immediatamente un protocollo di supporto psicologico, un intervento necessario non solo per la madre, ma soprattutto per il padre, che si ritrova a essere il protagonista inconsapevole di questa immensa tragedia.

Le verifiche sulla dinamica del sinistro

Gli inquirenti stanno cercando di ricostruire con precisione la sequenza degli eventi, cercando di capire in che punto preciso del piazzale si trovasse Lucas mentre il genitore effettuava la manovra e se ci sia stato un errore di valutazione o un movimento improvviso del bambino. La procura ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, un atto dovuto in questi casi che permette di effettuare tutti gli esami tecnici necessari sul muletto e sulla scena; si dovrà chiarire se il genitore avesse la visuale libera o se, come spesso accade in questi mezzi, l’angolo cieco abbia giocato un ruolo decisivo. Al momento, il quadro investigativo resta frammentario, ma la Procura e lo Spisal stanno procedendo a raccogliere ogni utile elemento, comprese eventuali testimonianze dei dipendenti presenti in azienda al momento del dramma. La salma è a disposizione dell'autorità giudiziaria, in attesa che venga eventualmente disposto l'esame autoptico per fugare ogni dubbio sulla dinamica delle lesioni che hanno causato la morte del piccolo. La cittadinanza di Sedico si è stretta attorno al dolore della famiglia, lasciando messaggi di cordoglio davanti ai cancelli dell'azienda, ora chiusa e avvolta in un silenzio irreale rotto solo dal pianto dei parenti più stretti.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.