Alluvione in Nepal, l’acqua travolge tutto: una casa resiste

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’alluvione in Nepal ha sommerso strade, edifici e interi villaggi, mentre la furia dell’acqua trascinava veicoli, fango e detriti e alcune persone cercavano riparo ai piani superiori di un edificio. Le immagini diffuse sui social mostrano la devastazione provocata dall’inondazione che il 26 agosto ha colpito la regione di confine tra Nepal e Tibet. In uno dei filmati l’acqua invade completamente una strada e travolge ciò che incontra, mentre una casa resta ancora in piedi nel mezzo della piena. La valle appare ricoperta dal fango e profondamente trasformata, con scene che documentano direttamente la violenza dell’evento e le conseguenze sul territorio colpito.

Alluvione in Nepal, villaggi sommersi lungo il fiume Trishuli

La portata della devastazione emerge anche dalle immagini aeree girate lungo il fiume Trishuli, nel distretto di Nuwakot. Villaggi isolati ed edifici risultano completamente ricoperti di fango dopo le inondazioni, con vaste porzioni del territorio rese irriconoscibili dall’acqua e dai detriti. Secondo le informazioni riportate il 28 agosto, le inondazioni hanno causato la morte di almeno 472 persone, mentre oltre 1.400 risultano scomparse. Le riprese mostrano abitazioni e aree abitate avvolte dal fango lungo il corso del fiume, offrendo una prospettiva dall’alto dell’estensione dei danni provocati dalla piena e della situazione nelle zone raggiunte dall’acqua.

Tra le testimonianze diffuse sui social c’è quella di Valentina Piccinini, torinese classe 1994, che ha raccontato ciò che ha visto e vissuto durante le ore dell’alluvione. Nel messaggio pubblicato insieme a un video ha scritto: «Il Nepal si è distrutto. Il Nepal mi ha distrutta. Il Nepal mi ha salvata». Nelle immagini che accompagnano il racconto, la valle è sommersa dal fango e appare irriconoscibile. La testimonianza si inserisce nel flusso di video e riprese circolati dopo l’inondazione, mostrando da vicino un paesaggio investito dalla piena e ricoperto dai materiali trascinati dall’acqua lungo il suo percorso.

Il lago formatosi dopo la frana torna a far salire il livello del fiume

La situazione al confine tra Nepal e Cina è stata aggravata anche dallo straripamento di un lago formatosi dopo una frana, in un’area già colpita dall’improvvisa inondazione di due giorni prima. Venerdì il lago ha iniziato a esondare, mettendo nuovamente a rischio le zone devastate dalla piena. Il livello del fiume è tornato a salire dopo la rottura degli argini, mentre l’acqua accumulata nel bacino ha cominciato a riversarsi verso valle. Il nuovo episodio ha quindi interessato un territorio già segnato dall’acqua, dal fango e dai detriti trasportati lungo i corsi d’acqua montani dell’Himalaya.

Secondo una prima ricostruzione, il lago si sarebbe formato dopo il distacco di un’enorme massa composta da roccia, ghiaccio, fango e detriti, riversatasi lungo i corsi d’acqua montani. L’accumulo dei materiali ha favorito la formazione del bacino, nel quale l’acqua ha continuato a raccogliersi e il livello è progressivamente aumentato fino all’esondazione. Le immagini provenienti dal Nepal mostrano così due aspetti della stessa emergenza: da una parte la piena che trascina mezzi e materiali lungo strade ormai sommerse, dall’altra i villaggi lungo il Trishuli coperti di fango e le nuove conseguenze provocate dall’acqua trattenuta dal lago formatosi dopo la frana.

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