Alluvione in Nepal, 903 morti e 4.200 dispersi: cresce l’allarme

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’alluvione in Nepal ha provocato almeno 903 morti, mentre il numero delle persone disperse è salito a 4.200 secondo quanto riferito dalle autorità del Paese himalayano. La devastante piena ha colpito la regione al confine con la Cina, lasciando dietro di sé distruzione e rendendo estremamente difficili le operazioni di soccorso. L’ampiezza del disastro sta complicando sia la ricerca dei dispersi sia l’assistenza ai sopravvissuti, mentre cresce anche la preoccupazione per le conseguenze sanitarie. Proprio per queste ragioni il Nepal ha iniziato a seppellire alcune delle vittime senza attendere l’identificazione dei corpi e senza aspettare la conclusione delle operazioni ancora in corso nelle aree colpite.

Alluvione in Nepal, soccorritori al lavoro tra frane e distruzione

Il quinto giorno dopo l’alluvione himalayana, una delle operazioni più delicate si concentra nell’Upper Trishuli 3A, una centrale idroelettrica in costruzione all’interno della montagna, dove si continua a scavare nella speranza di trovare lavoratori rimasti intrappolati. I soccorritori hanno aperto nella volta della galleria un passaggio di circa sessanta centimetri per novanta, sufficiente per consentire a un uomo di calarsi con un’imbragatura. Un soldato nepalese è sceso nel buio, ha agitato una torcia e ha chiamato più volte nel tentativo di ottenere una risposta. Dal fondo, però, in quel momento non è arrivato alcun segnale, mentre le ricerche continuano in un contesto segnato dai danni provocati dalla piena.

Tra le operazioni di soccorso è emerso anche un episodio di segno diverso: una bambina è stata estratta viva dalle aree devastate. Il ritrovamento si inserisce in una situazione nella quale squadre di emergenza e militari stanno cercando di raggiungere persone isolate o intrappolate, nonostante le condizioni rese difficili dall’estensione dell’inondazione e dalle frane. Le autorità devono contemporaneamente gestire migliaia di persone ancora disperse e un numero di vittime che ha superato quota 900. La priorità resta quindi duplice: individuare eventuali sopravvissuti nelle zone ancora accessibili e affrontare le conseguenze immediate della catastrofe, comprese quelle sanitarie legate alla presenza dei corpi e alla vastità delle aree colpite.

La grande frana e la ricostruzione della devastazione al confine con la Cina

La dimensione dell’evento è stata ricostruita anche dalla televisione cinese China Global Television Network, che ha pubblicato un video con un’illustrazione animata dell’enorme frana staccatasi in Nepal e della successiva inondazione. Le immagini mostrano la dinamica della massa di terreno che ha provocato la devastazione e aiutano a comprendere perché le ricerche siano diventate particolarmente complesse. Nel filmato vengono evidenziate anche le difficoltà incontrate dalle squadre impegnate a cercare i dispersi e a portare aiuti alle persone sopravvissute. Il disastro ha interessato un’area montuosa nella regione di confine con la Cina, dove la conformazione del territorio e i danni causati dalla piena rendono più difficile raggiungere alcuni dei punti coinvolti.

Il bilancio comunicato dalle autorità, con 903 persone morte e 4.200 ancora disperse, descrive una situazione nella quale le operazioni di ricerca procedono mentre è già necessario affrontare problemi legati alla gestione delle vittime. La decisione di procedere alla sepoltura di alcuni corpi prima della loro identificazione è stata adottata per ragioni sanitarie, senza attendere che terminino i soccorsi. L’emergenza riguarda quindi non soltanto la ricerca di chi manca all’appello, ma anche la necessità di limitare il rischio di epidemie nelle zone investite dalla piena. In questo scenario continuano gli interventi nelle strutture danneggiate e nelle aree travolte dalla frana, con particolare attenzione ai luoghi nei quali potrebbero trovarsi persone ancora intrappolate.

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