Alluvione lampo tra Nepal e Tibet, oltre 150 vittime e centinaia di dispersi: il racconto dei due italiani bloccati
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Redazione Esteri
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Nel parcheggio sulla riva destra del fiume ci sono tre camper, due furgoni e 12 autobus. Sono di quelli extra lusso, 50 posti, con bagno e aria condizionata per far viaggiare comodi i turisti stranieri. Il piazzale è sul tetto di una struttura moderna, in cemento armato, con posti auto anche all’interno che si conclude con un palazzo di sei piani. Sulla strada che corre parallela al fiume aspettano in coda una decina di tir e almeno una dozzina di auto.
Quel che resta di una giornata che doveva essere di viaggio e che invece si è trasformata in un incubo collettivo, con un muro d'acqua alto più di sei piani che ha spazzato via tutto ciò che incontrava.
La testimonianza dei due italiani sopravvissuti
«L'ondata travolgeva ponti e strade. Dieci ore fermi, eravamo in trappola», raccontano Marco Lombardi, 26 anni, pasticcere residente a Sassuolo, e Giovanni Fassini, 42 anni, commercialista di Brescia, finalmente in una stanza d'albergo a Pokhara quando rispondono al telefono. Sono i due italiani rimasti bloccati in Nepal mentre cercavano di raggiungere Kathmandu, nel Paese colpito da una violenta alluvione lampo. «Abbiamo visto il ponte che avremmo dovuto attraversare pochi chilometri dopo travolto dall'acqua.
In quel momento abbiamo capito che non potevamo più andare da nessuna parte», spiegano i due, ancora visibilmente scossi dall'esperienza vissuta nelle scorse ore, durante le quali hanno visto il paesaggio mutare radicalmente sotto i colpi di una furia idrica senza precedenti.
Il bilancio provvisorio e i numeri dell'emergenza
Le squadre di soccorso sono impegnate nella ricerca di migliaia di dispersi lungo il confine tra Nepal e Tibet, colpito da violente alluvioni e frane che hanno provocato almeno 165 morti. La polizia nepalese ha riferito di aver recuperato 157 corpi in seguito alle violente inondazioni che hanno investito la regione e distrutto interi villaggi, mentre il conto di questa tragedia immane potrebbe essere sensibilmente più salato viste le 823 persone ancora irraggiungibili.
Tra le persone di cui non si hanno più notizie ci sono numerosi turisti stranieri e il bilancio include 579 viaggiatori, di cui 393 stranieri. Le autorità locali temono che il numero delle vittime possa aggravarsi ulteriormente, considerando l'enorme quantità di persone ancora disperse e l'isolamento in cui versano molte zone montane, rese inaccessibili dalla furia dell'acqua e dal fango che ha ricoperto strade e sentieri.
Le cause dell'evento catastrofico
Secondo quanto riportato dall'United States Geological Survey, l'alluvione sarebbe stata causata dal crollo di un ghiacciaio nella regione himalayana, un evento che ha generato un'ondata di proporzioni bibliche. L'acqua arrivata come un cannone, per usare le parole dei testimoni sul posto, ha spazzato via case e ponti, lasciando dietro di sé solo fango e distruzione. Il fenomeno, noto come alluvione lampo o flash flood, si verifica quando un'improvvisa e massiccia quantità d'acqua si riversa a valle a velocità elevatissima, travolgendo qualsiasi ostacolo.
In questo caso, il crollo di una massa glaciale avrebbe provocato il rilascio di un lago glaciale o il rapido scioglimento della neve, scatenando una valanga d'acqua e detriti che si è abbattuta sulle valli sottostanti con una violenza inaudita.
L'isolamento e le difficoltà nei soccorsi
L'acqua che ha investito la regione ha distrutto infrastrutture vitali, rendendo estremamente complesse le operazioni di ricerca e salvataggio. Ponti crollati e strade trasformate in torrenti di fango hanno di fatto isolato interi villaggi, trasformando la zona in una trappola mortale per residenti e turisti. Le squadre di soccorso stanno operando in condizioni estreme, cercando di raggiungere le aree più colpite con mezzi elicotteristici e utilizzando imbarcazioni per tentare di portare aiuti e recuperare i sopravvissuti.
La conta dei dispersi resta drammaticamente alta e il timore delle autorità è che molti di loro possano essere stati trascinati via dalla corrente o sepolti dal fango, rendendo ogni ora che passa sempre più vana la speranza di ritrovarli in vita.
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