Alluvione in Nepal, rinunciano al viaggio: 35mila euro in ballo

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’alluvione in Nepal ha spinto alcuni viaggiatori a rinunciare alla partenza per paura delle conseguenze della devastazione, ma sui voli resta aperto un problema economico da 35mila euro: secondo quanto riferito, non vogliono rimborsarli. La decisione arriva mentre dal Nepal e dal vicino Tibet emergono numeri sempre più drammatici dopo il disastro provocato tre giorni fa dal crollo di un ghiacciaio. Le immagini mostrano fango, macerie e soccorritori impegnati nelle ricerche, mentre il bilancio di morti, feriti e dispersi continua a cambiare con il passare delle ore. In questo scenario, la paura di affrontare il viaggio si intreccia con il nodo dei biglietti già acquistati e della somma rimasta in ballo.

Alluvione in Nepal e Tibet, il bilancio continua ad aggravarsi

La portata della tragedia emerge dalla successione dei dati diffusi dopo l’alluvione. Un primo bilancio indicava quasi 600 vittime accertate e circa 2mila dispersi, tra i quali risultano anche degli italiani. Successivamente il numero dei morti è stato indicato in 616, con 2.300 feriti, mentre altre informazioni hanno fatto salire ancora le cifre: secondo Associated Press, le vittime sono arrivate a 626 e i dispersi hanno superato quota 2.400. Un’ulteriore ricostruzione riferisce invece di 633 corpi recuperati. Numeri diversi, legati al continuo aggiornamento delle ricerche, che descrivono comunque una catastrofe di enormi proporzioni tra Nepal e Tibet.

Le operazioni di soccorso proseguono nelle aree investite dal fango e dai detriti, dove si continua a scavare tra le macerie nella speranza di trovare persone ancora vive. Migliaia di soccorritori hanno intrapreso una difficile marcia nel cuore della zona devastata dalla frana in Tibet per cercare centinaia di dispersi. I media statali cinesi hanno riferito in particolare di 554 persone ancora da ritrovare. L’ondata di fango e detriti ha travolto mercoledì il grande posto di frontiera cinese di Gyirong, a 1.830 metri di altitudine, vicino al confine con il Nepal, anch’esso pesantemente colpito dal disastro.

Rasuwa travolto dalla piena, soccorsi anche nel tunnel

Tra le aree più colpite c’è il distretto di Rasuwa, investito dall’alluvione mercoledì 26 agosto. Qui l’esercito nepalese è impegnato nel tentativo di salvare circa 100 persone ancora bloccate nel tunnel dell’Upper Trishuli Hydropower Project, dopo la devastante piena del fiume Bhotekoshi. Intanto resta il timore di una seconda ondata di piena, mentre le squadre di soccorso lavorano in condizioni estremamente difficili. La ricerca dei dispersi procede in un territorio segnato da fango e detriti compatti, con interi villaggi coinvolti e un numero di persone mancanti che è cresciuto man mano che sono state incluse nel conteggio anche le zone cancellate dalla massa di acqua e materiale trascinato a valle.

La progressione delle cifre rende evidente quanto il quadro sia cambiato rapidamente. Mercoledì sera i dispersi risultavano circa 600, giovedì erano diventati 1.300 e successivamente il totale è arrivato a 2.400, dopo l’inserimento nel conteggio degli abitanti dei villaggi travolti. Anche il numero dei corpi recuperati è aumentato in modo impressionante: da 100 a 400, poi 584 e infine 633 secondo una delle ricostruzioni riportate. Le condizioni dei detriti, descritti come bagnati e compatti come cemento, rendono sempre più difficili le speranze di trovare superstiti, anche se restano numerose persone da soccorrere e corpi da recuperare.

Viaggio in Nepal annullato, resta il problema dei 35mila euro

È dentro questo scenario che matura la scelta di rinunciare al viaggio in Nepal. “Paese devastato, abbiamo paura”, è la motivazione riportata da chi non intende più partire dopo aver visto le conseguenze dell’alluvione e il continuo aggravarsi del bilancio. Il problema, però, non riguarda soltanto la decisione di non raggiungere una destinazione colpita da una catastrofe: sui voli già acquistati sono in gioco 35mila euro e, secondo quanto denunciato, il rimborso non verrebbe concesso. La vicenda lega così direttamente gli effetti del disastro alle scelte di chi aveva programmato una partenza proprio mentre Nepal e Tibet affrontano soccorsi, ricerche e una situazione ancora in evoluzione.

Le informazioni disponibili descrivono un territorio profondamente segnato dalla piena, con centinaia di morti recuperati, migliaia di dispersi e 2.300 feriti. Le immagini provenienti dal Nepal mostrano squadre al lavoro nel fango e tra ciò che resta delle aree travolte, mentre sul versante tibetano continuano le ricerche attorno alla zona di Gyirong. Per chi aveva previsto un viaggio, questi elementi hanno alimentato il timore di partire proprio mentre le operazioni di emergenza sono ancora in corso. Il mancato viaggio e la questione del rimborso dei voli diventano quindi una conseguenza ulteriore di una devastazione che continua a produrre effetti ben oltre le zone direttamente investite dall’alluvione.

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