Alluvione in Nepal, Verona raccoglie fondi per le zone devastate

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’alluvione in Nepal che ha devastato le vallate del fiume Lhende Khola, al confine con il Tibet, ha attivato un filo diretto di solidarietà con Verona, dove Medici per la pace sta raccogliendo fondi per le zone colpite. L’ondata di piena, carica di fango e detriti, ha travolto mercoledì il territorio attraversato dall’affluente del fiume Bhote Koshi, spazzando via case, strade e ponti e provocando morti e danni ingenti, soprattutto alle infrastrutture. Di fronte alle conseguenze delle inondazioni, la mobilitazione veronese punta così a sostenere le aree devastate e le persone che stanno affrontando gli effetti dell’emergenza.

La devastazione nelle vallate e la bambina salvata dalle macerie

Tra le storie emerse dalle operazioni di soccorso c’è quella di Manisha, una bambina di cinque anni rimasta intrappolata per due giorni sotto le macerie. Durante le ricerche, le squadre impegnate sul posto hanno sentito un rumore provenire dai detriti e, in un primo momento, hanno pensato che si trattasse di un gatto. Scavando hanno invece trovato la bambina ancora viva, dopo due giorni nei quali non era riuscita a richiamare chiaramente l’attenzione dei soccorritori. Il suo salvataggio si inserisce nel difficile lavoro delle squadre impegnate nelle zone raggiunte dalle devastanti inondazioni che hanno colpito il Nepal.

Il bilancio riportato parla di 800 morti e oltre 3mila dispersi, mentre il governo ha indicato nel cambiamento climatico la causa della tragedia. Le conseguenze della piena riguardano non soltanto le abitazioni e le persone travolte, ma anche collegamenti e infrastrutture essenziali, con strade e ponti cancellati dalla forza di acqua, fango e detriti. Nel racconto dell’emergenza compaiono anche due italiani che hanno descritto la propria esperienza affermando di essersi salvati per miracolo, ma di sentirsi come se fossero morti, una testimonianza che restituisce la portata delle devastazioni affrontate nelle aree interessate.

Soccorsi intensificati alla centrale Upper Trishuli 3A

Le operazioni proseguono anche nel distretto di Nuwakot, dove sono stati intensificati gli sforzi per raggiungere le persone rimaste intrappolate nel tunnel della centrale idroelettrica Upper Trishuli 3A. Il ministero dell’Energia ha riferito che le attività di soccorso all’interno del tunnel sono state rafforzate e comprendono anche i tentativi degli ingegneri dell’esercito nepalese di effettuare operazioni di brillamento. L’intervento nella centrale rappresenta uno dei fronti aperti dopo le alluvioni, mentre le squadre continuano a lavorare nelle zone in cui la piena ha provocato danni e ha lasciato persone isolate o intrappolate.

Tra i dispersi figura anche Luca Barachini, manager pisano che vive a Lugano insieme a Patrizia Marziale, con la quale forma una coppia italo-svizzera. La loro storia è legata all’amore per lo sport, la musica e soprattutto alla scoperta del mondo, mentre la tragedia nepalese li ha coinvolti durante il loro percorso. A Lugano Barachini lavora come director consumer & digital presso Deloitte, multinazionale di consulenza e revisione contabile, e ha un’esperienza pluridecennale nei settori della transizione digitale e dell’e-commerce. La sua vicenda si aggiunge alle numerose storie personali emerse mentre proseguono i soccorsi e, da Verona, la raccolta fondi di Medici per la pace per sostenere le zone devastate.

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