Nepal devastato dall’alluvione, saltano i viaggi: 35mila euro in ballo
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Redazione Esteri
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L’alluvione in Nepal ha spinto alcuni viaggiatori a rinunciare alla partenza davanti alle immagini di un Paese devastato e a un bilancio che continua ad aggravarsi, ma sullo sfondo resta il problema dei voli che, secondo quanto riferito, non verrebbero rimborsati. In ballo ci sono 35mila euro, mentre la paura cresce dopo la catastrofe che ha colpito Nepal e Tibet tre giorni fa in seguito al crollo di un ghiacciaio. Il numero delle vittime accertate è arrivato a quasi 600, con circa 2mila dispersi, tra i quali figurano anche degli italiani. Una situazione descritta come un’“Apocalisse” e una “strage di proporzioni immani”, con soccorritori ancora impegnati a scavare nel fango e tra le macerie nella speranza di trovare persone vive.
Alluvione in Nepal, il bilancio cresce e resta l’allarme
Le informazioni arrivate nelle ore successive al disastro mostrano un’emergenza in continua evoluzione. Un aggiornamento riferito al 28 agosto indicava 500 vittime e oltre 1.400 persone disperse, mentre il bilancio successivo riportato parla già di quasi 600 morti e 2mila dispersi. Le immagini provenienti dal Nepal documentano le operazioni di ricerca tra fango, detriti e macerie, in un territorio duramente colpito dall’inondazione provocata dal cedimento del ghiacciaio. Alla devastazione già avvenuta si è aggiunto anche un secondo allarme: un grande bacino artificiale potrebbe cedere e provocare una nuova alluvione proprio nelle aree già interessate dalla frana e dall’emergenza.
La possibilità di una seconda inondazione aumenta la preoccupazione nelle zone al confine tra Nepal e Tibet, dove le conseguenze della prima alluvione sono ancora pienamente visibili. L’allarme riguarda un lago artificiale che rischia di esondare, con il pericolo di una vasta massa d’acqua in un’area già compromessa. È in questo contesto che la scelta di rinunciare a un viaggio assume un peso concreto per chi avrebbe dovuto raggiungere il Nepal: da una parte le notizie sui morti e sui dispersi, dall’altra il timore per l’evoluzione dell’emergenza. A questa decisione si lega però la questione economica dei voli, per i quali viene lamentata l’assenza di rimborso, con una cifra complessiva indicata in 35mila euro.
La testimonianza di chi era passato nella zona prima del disastro
A raccontare da vicino quei luoghi è Lucia Simeoni, docente di ingegneria geotecnica e stabilità dei pendii all’Università di Trento e socia della Sosat, la Sezione Universitaria della Società degli Alpinisti Tridentini. Simeoni è rientrata il 28 agosto da un viaggio di piacere tra Tibet e Nepal e, nel contesto di un itinerario organizzato da “Avventure nel Mondo”, aveva percorso appena due giorni prima del disastro la valle del fiume Bhote Koshi in direzione Kathmandu. La sua testimonianza restituisce il legame diretto con un territorio attraversato pochissimo tempo prima della catastrofe e con persone che si trovavano sul posto durante il viaggio.
Di fronte alle notizie successive, Simeoni ha raccontato la propria angoscia per le persone incontrate durante il percorso. “Mi viene da piangere: i nostri autisti ora sono irreperibili”, ha riferito dopo aver appreso quanto accaduto nella zona attraversata appena due giorni prima. Il racconto si inserisce nel quadro delle ricerche di migliaia di dispersi e rende evidente quanto rapidamente la situazione sia cambiata lungo l’area interessata dall’alluvione. Il percorso nella valle del Bhote Koshi, compiuto in direzione della capitale nepalese, era avvenuto poco prima che il crollo del ghiacciaio provocasse la devastazione tra Nepal e Tibet.
Soccorso a Kathmandu mentre cresce la paura di partire
Dalla capitale Kathmandu è arrivata anche la testimonianza di Arianna Banfi di ActionAid, che il 28 agosto ha diffuso un video per raccontare l’intervento dopo la devastante inondazione. Banfi ha spiegato che ActionAid in Nepal e il team internazionale sono impegnati fin dalle prime ore per portare soccorso alle persone maggiormente colpite dall’emergenza, fornendo aiuto fisico e psicologico. L’intervento avviene mentre proseguono le ricerche dei dispersi e restano aperti gli allarmi legati alla situazione del territorio. L’emergenza, quindi, non riguarda soltanto le conseguenze immediate dell’alluvione, ma anche la necessità di assistere chi si trova nelle zone investite dal disastro.
Per chi aveva programmato un viaggio in Nepal, le notizie su vittime, dispersi, ricerche ancora in corso e rischio di una nuova alluvione hanno alimentato la paura fino alla decisione di non partire. Il punto contestato diventa così quello dei costi già sostenuti: secondo quanto riportato, i viaggiatori che hanno rinunciato lamentano che i voli non vengano rimborsati, mentre la somma complessivamente in ballo arriva a 35mila euro. La scelta nasce davanti a un Paese descritto come devastato e a una situazione che continua a cambiare di ora in ora, con le operazioni di soccorso ancora concentrate nelle aree colpite e migliaia di persone che risultano disperse.
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