David di Donatello 2026, il trionfo di Matilda De Angelis e l’affondo sul governo: «Non lasciateci morire»
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La 71ª edizione dei David di Donatello, vissuta nella consueta cornice di scenografica solennità, ha consegnato nelle mani di Matilda De Angelis la statuetta per la miglior attrice non protagonista. Il suo ruolo in Fuori di Mario Martone – quello di una certa Roberta – le ha permesso di salire sul palco con un discorso che, a differenza di tante rituali celebrazioni del mestiere, è scivolato rapidamente sul terreno scivoloso del giudizio politico. L’attrice bolognese, raggiante ma dal tono teso, ha parlato di «impoverimento culturale» e ha accusato l’esecutivo di aver lasciato che un intero comparto, quello dei lavoratori dello spettacolo, venisse «umiliato e addomesticato».
Il suo grido d’allarme, raccolto tra gli applausi più convinti della sala, non è stato un episodio isolato, bensì il picco emotivo di una serata che ha ripetuto lo schema ormai consueto: il cinema italiano che stura la propria insofferenza verso un governo di destra, con il mondo della cultura che storicamente si riconosce in posizioni antagoniste. Lei, De Angelis, ha chiesto un cinema «pulito, onesto, sociale e politico» e ha rivendicato il diritto alla sopravvivenza di un’industria che, come ricordato da più parti, vale 6,6 miliardi di euro. Una cifra, questa, che rende meno astratta la polemica e la trasforma in una questione di bilancio.
La colonna sonora di Arisa e il rimando a Chaplin
A tenere insieme le due anime della serata – la celebrazione e la denuncia – ci ha pensato Arisa, alla quale era stata affidata la colonna sonora dell’evento. La cantante, nel suo medley, ha portato anche *Smile*, brano composto da Charlie Chaplin per *Tempi moderni*: una scelta non casuale, quasi un’increspatura ironica nel tessuto della cronaca, visto che quel pezzo parla di sorridere nonostante il dolore. Una sorta di contrappunto musicale alle parole di De Angelis. Mentre l’attrice denunciava set fermi per mesi e maestranze ridotte all’inattività, Arisaricordava – per chi volesse coglierlo – che l’arte può anche essere un rifugio, non solo un campo di battaglia.
Elodie e il sostegno tra ragazze: la storia social che sorprende
Il successo di Matilda De Angelis ha trovato un’eco immediata e inaspettata sul terreno dei social, dove si è scatenato un profluvio di messaggi. Tra i volti più applauditi della platea – e tra i fan più entusiasti – c’era Elodie, che in una storia su Instagram ha pubblicato uno scatto dell’amica e collega, ripresa radiosa e spontanea proprio sul set del film che le ha viste recitare fianco a fianco. Una dedica veloce, quasi intima, che ha ribadito un fenomeno osservato già in altre occasioni pubbliche: quello delle «ragazze che supportano le ragazze», per usare un’espressione cara al linguaggio social. Elodie non ha aggiunto parole politiche, e forse proprio per questo la sua vicinanza è apparsa più autentica, meno strumentalizzabile.
Il nodo dei finanziamenti: 6,6 miliardi e una riforma contestata
Dietro la scintilla del discorso di De Angelis si muovono però numeri e leggi. Il settore audiovisivo italiano vale 6,6 miliardi e la domanda che aleggiava tra i corridoi del David era una sola: come rendere efficace ed equo il finanziamento pubblico? Le riforme del governo, oggetto di critiche da parte di molti addetti ai lavori, cercano questa quadratura del cerchio oppure sono il sintomo di un risentimento verso quegli intellettuali (i *flaneur*, li ha chiamati qualcuno) che non perdono occasione per attaccare la presidente del Consiglio? Matilda, con il suo intervento, ha dato voce a migliaia di maestranze rimaste senza set per mesi, trasformando un premio individuale in un atto di accusa collettivo. E lo ha fatto con le armi del mestiere: senza urlare, ma con la grammatica precisa di chi sa che, a volte, una frase incidentale – «ci siamo lasciati umiliare» – pesa più di un'interrogazione parlamentare.




