L’Ue aspetta che gli Usa riducano i dazi al 15% anche su auto e chip, ma Trump minaccia il 100% sui semiconduttori

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Bruxelles si aspetta che Washington agisca “in tempi brevi” per allineare i dazi sulle importazioni dall’Europa al tetto del 15%, estendendolo non solo all’acciaio e all’alluminio – come già annunciato – ma anche ad auto, componentistica, farmaci e semiconduttori. “Non posso dirvi quando, questa è una domanda da rivolgere agli Usa”, ha precisato Olof Gill, portavoce della Commissione Ue, durante il briefing a metà giornata. L’esecutivo comunitario, che aveva accolto con cautela l’intesa raggiunta lo scorso giugno, ora preme per un’applicazione completa dell’accordo, sebbene le mosse di Donald Trump lascino pochi margini di certezza.

Proprio il presidente americano, del resto, ha rilanciato con una nuova minaccia: dazi del 100% sui chip importati, a meno che le aziende non trasferiscano la produzione negli Stati Uniti. “Se costruite in America, non ci sarà alcun costo”, ha dichiarato Trump, ribadendo una linea già adottata in passato, quando aveva usato i dazi come leva per riportare sul suolo nazionale interi settori industriali. Una strategia che, nonostante i toni duri, non ha provocato reazioni violente sui mercati asiatici, dove molti produttori di semiconduttori – tra cui colossi taiwanesi e sudcoreani – sembrano valutare compromessi per aggirare l’ostacolo.

Diversa la lettura di Alberto Bagnai, economista della Lega, secondo cui la guerra commerciale sarebbe stata innescata proprio dall’Ue. “L’Unione europea l’ha dichiarata con la svalutazione competitiva dell’euro, praticata per un decennio”, ha affermato, aggiungendo che le misure americane, “giuste o sbagliate”, rispondono a una politica aggressiva di Bruxelles. Un’accusa che riecheggia le critiche di chi vede nel modello europeo un sistema di esportazioni artificialmente competitive, oggi messo in discussione persino da Mario Draghi

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