Bce, i tassi verso una pausa ad aprile: i segnali che arrivano da Francoforte
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Redazione Economia
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Se persino il governatore della Bundesbank, Joachim Nagel, ammette che le informazioni sui prezzi – quelle che di solito orientano le scelte più drastiche – arrivano ormai “su base giornaliera”, allora è lecito chiedersi se il tanto atteso rialzo dei tassi, dato per scontato fino a pochi giorni fa, abbia ancora un senso. Nagel, intervenendo nel dibattito tra i banchieri centrali, ha insistito sulla necessità di un approccio “riunione dopo riunione”, una formula che a Francoforte equivale a una sospensione del verdetto. Tradotto: l’ipotesi di un intervento correttivo per fine aprile si allontana, sostituita da una prudenza che profuma di rinvio. Il tedesco, va detto, non nega il problema di fondo – l’elevata incertezza – né la possibilità che prima o poi si debba agire contro il rischio di instabilità dei prezzi; ma il suo realismo suona come una doccia fredda per chi sperava in una sterzata immediata.
Lane e il dubbio sulla guerra: fase temporanea o shock profondo?
Philip Lane, il capo economista della Bce, è stato ancora più esplicito nel delineare i contorni di questa incertezza. “Finché non sapremo con maggiore certezza quanto durerà questa guerra”, ha dichiarato a un convegno a Francoforte, “è davvero difficile stabilire se si tratti di una fase temporanea o di uno shock ben più grave per l’economia europea”. Parole pesanti, se si considera che Lane è solitamente cauto nel collegare il conflitto alle scelte monetarie. Il conflitto, ha aggiunto, rappresenta uno “shock significativo”, ma nell’ultimo mese non ha trovato nulla che possa ribaltare le informazioni emerse durante la riunione di marzo, confrontando lo scenario di base con gli scenari avversi. Nessuna novità, dunque, capace di giustificare una svolta affrettata. Una dichiarazione, la sua, che di fatto congela le aspettative e allontana qualsiasi ipotesi di rialzo a breve.
Lagarde frena sull’effetto energia: il taglio dei tassi si allontana
Il mercato, com’è naturale, ci sperava in un segnale più netto, magari un taglio già a giugno. Macronomie e operatori finanziari avevano iniziato a prezzare l’eventualità di un allentamento, salvo poi scontrarsi con la realtà di una Banca centrale che sceglie l’attendismo. A mettere un freno definitivo a questa corsa è Christine Lagarde, la quale – di fronte all’ennesimo shock energetico globale – opta per una sospensione del giudizio più che per una chiusura secca. Non è un no, ma nemmeno un sì. È, piuttosto, la consapevolezza che misure fiscali eccessive da parte dei governi europei per calmierare il caro energia rischierebbero di innescare un’impennata dell’inflazione simile a quella del 2022. Lagarde, nelle sue ultime dichiarazioni pubbliche, ha invitato i governi a non varare stimoli sconsiderati, ribadendo che la responsabilità della stabilità resta in capo alla banca centrale. Un messaggio chiaro: la leva dei tassi resterà al palo finché i prezzi non daranno segnali meno contraddittori.
Tassi d’aprile, cosa accade: mutui e la mossa della Bce
La riunione di aprile, dunque, si avvia a essere un non evento. Le parole di Lagarde dello scorso 20 aprile – va ricordato – hanno già rafforzato l’ipotesi, circolante tra gli addetti ai lavori e nei mercati, di un rinvio del rialzo. Per chi ha un mutuo a tasso variabile, questo significa ancora un po’ di tregua, anche se nessuno può garantire per quanto. La Bce, dal canto suo, continua a ripetere che ogni decisione dipenderà dai dati in arrivo: un modo elegante per non impegnarsi, mantenendo però il polso della situazione. L’attendismo di Francoforte non è indolore, perché l’incertezza stessa diventa un fattore di instabilità. Ma al momento, tra le pieghe di un’economia che deve ancora digerire gli choc energetici e bellici, la pausa appare la scelta meno peggiore.




