Nathan verso il ricongiungimento con i bambini, la Garante: “Sono traumatizzati”. Intanto la diocesi tace
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Redazione Interno
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Un incontro protetto, lontano dai riflettori e dall’assedio dei cronisti che per l’intera giornata avevano presidiato l’ingresso della casa famiglia di Vasto, si è svolto a Monteodorisio, a pochi chilometri di distanza. L’incontro, della durata di circa tre ore, ha visto protagonisti Nathan Trevallion e l’assistente sociale Veruska D’Angelo, alla presenza della Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Abruzzo, Alessandra De Febis. Un passaggio, questo, che potrebbe rappresentare un primo mattone verso quel ricongiungimento familiare tanto auspicato, sebbene il cammino giudiziario resti in salita. La Garante De Febis, nel corso della sua attività di monitoraggio, non ha nascosto la gravità della situazione, definendo i tre bambini, quelli che un tempo venivano chiamati i “bambini del bosco”, come profondamente traumatizzati dall’esperienza della separazione e dalla vita nella struttura protetta. Lo stato emotivo dei minori, oggetto di attenta osservazione, sarebbe al centro delle preoccupazioni di tutte le figure istituzionali coinvolte.
Il silenzio della diocesi e le parole dell’arcivescovo
A gettare un’ombra ulteriore su una vicenda già complessa è il ruolo della diocesi di Chieti-Vasto, cui la casa famiglia che ospita i piccoli fa riferimento. Mentre la struttura, di chiara matrice religiosa, accoglie i bambini, dall’alto si registra un silenzio che molti osservatori giudicano assordante. L’unico a rompere questo muro è stato l’arcivescovo Bruno Forte, che ha espresso pubblicamente la sua perplessità. In un intervento raccolto dai media locali, Forte ha messo in dubbio la proporzionalità del provvedimento giudiziario rispetto ai comportamenti dei genitori, chiedendosi se non si potesse perseguire con maggiore determinazione la via del dialogo tra le istituzioni e la famiglia, evitando uno strappo così traumatico. Un’apertura al confronto che stride con il silenzio mantenuto dagli enti ecclesiastici direttamente coinvolti nella gestione della casa famiglia.
L’inchiesta del ministero e l’ombra delle polemiche
Sul fronte giudiziario e politico, la pressione resta altissima. Gli ispettori del Ministero della Giustizia, inviati dal Guardasigilli Carlo Nordio, hanno formalizzato la richiesta di acquisire tutta la documentazione relativa al fascicolo che ha portato alla separazione dei tre fratelli dalla madre Catherine Birmingham. Non si tratta di una verifica a distanza: nei prossimi giorni, gli stessi ispettori si recheranno fisicamente negli uffici del Tribunale per i minorenni dell’Aquila per consultare gli atti e ascoltare i giudici e i dirigenti che hanno seguito il caso. Un’ispezione voluta con forza dal ministro, che intende far luce su ogni aspetto della vicenda, da molti definita “sproporzionata” negli esiti. A tenere banco, tuttavia, è anche un’altra figura istituzionale: la capo di gabinetto del ministero, Giusi Bartolozzi. Nonostante dichiarazioni recenti in cui ha definito la magistratura un “plotone di esecuzione” – parole che hanno imbarazzato il governo e scatenato le reazioni delle opposizioni, con richieste di dimissioni – Bartolozzi non solo mantiene il suo incarico, ma partecipa attivamente agli eventi ufficiali accanto a Nordio, che ha pubblicamente difeso l’operato dei magistrati, prendendo le distanze dalle esternazioni della sua collaboratrice.
La richiesta del padre: stop alle proteste
In questo clima incandescente, Nathan Trevallion ha voluto lanciare un appello chiaro a coloro che, solidali con la sua famiglia, stanno organizzando presidi e proteste davanti alla casa famiglia e alle abitazioni private. Pur ribadendo la sua volontà che i figli tornino a casa, ha chiesto con rispetto di evitare ulteriori manifestazioni che potrebbero esasperare gli animi e complicare una situazione già di per sé tesa. Un monito arrivato in un momento in cui la tensione è palpabile: la presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila, Cecilia Angrisano, già finita nel mirino degli haters sui social, ha visto innalzare il livello della propria vigilanza a causa delle minacce ricevute. Intanto, mentre la procura e i giudici difendono il proprio operato in una nota congiunta, ribadendo che ogni decisione è presa esclusivamente nell’interesse dei minori, la vita dei tre bambini resta sospesa, in attesa di capire se il ricorso presentato dai legali della coppia potrà riportarli tra le braccia dei genitori.




