Nordio e la sfida della giustizia: organici da completare e stabili per l’Upp

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Carlo Nordio, ministro della Giustizia da più di un triennio, non ha mai nascosto la propria predilezione per i fatti concreti rispetto alle chiacchiere da bar dello sport: “Il bilancio si fa alla fine”, ripete a chiunque lo interroghi, paragonando il proprio mandato - come ha recentemente ribadito al Corriere della Sera - al corso di un’esistenza umana.

In quella che ormai è diventata una routine fatta di interviste e prese di posizione nette, il Guardasigilli ha messo nero su bianco le priorità immediate del suo dicastero, evitando volutamente le sirene del politichese per concentrarsi su due capitoli fondamentali dell’amministrazione giudiziaria: il potenziamento degli organici delle toghe e la stabilizzazione del personale dell’Ufficio per il processo (Upp).

L’organico dei magistrati e il piano concorsi

Quella della carenza di personale in tribunale, lo si sa, è una piaga annosa che affonda le radici in decenni di mancate programmazioni. Nordio, tuttavia, rivendica con dati alla mano un’inversione di tendenza, smentendo - senza troppi giri di parole - le recenti preoccupazioni sollevate da alcuni procuratori della Repubblica. Il ministro, infatti, fa notare come “per la prima volta da mezzo secolo si stanno colmando gli organici della magistratura con ben 6 concorsi, alcuni già definiti”.

Una previsione, quest’ultima, che lascia intendere come entro la fine del 2026 possano entrare in servizio oltre diecimila magistrati, una cifra - stando alle dichiarazioni rilasciate a Rainews - che dovrebbe servire a dare una scossa decisiva ai tempi del processo penale.

Non si tratta, a suo avviso, di un semplice esercizio di stile numerico, ma di una vera e propria inversione di rotta capace di rendere meno cronica una sofferenza che i cittadini pagano sulla propria pelle.

A frenare l’entusiasmo del Guardasigilli ci ha pensato però l’Associazione Nazionale Magistrati, la quale in un’intervista rilasciata a Repubblica ha espresso “vivo rammarico” per la scarsità di risorse destinate alla macchina amministrativa, lamentando che mentre si spingono riforme costituzionali costose non si trovano i fondi per riparare i computer o per assumere personale di cancelleria a sufficienza.

Una critica, quella dei giudici di Palazzo dei Marescialli, che il ministro ha accolto con la consueta pacatezza, ribadendo però la necessità di procedere spediti senza lasciarsi impantanare dalle polemiche strumentali.

L’Ufficio per il processo: stabilizzazione e futuro professionale

Parallelamente alla battaglia sui numeri delle toghe, il ministero sta cercando di blindare il futuro degli addetti all’Ufficio per il processo, una figura nata grazie ai fondi del Pnrr che rischiava di rimanere senza una collocazione definitiva una volta terminata l’emergenza pandemica e le scadenze europee.

Il viceministro Francesco Paolo Sisto, che segue da vicino la partita del personale, ha voluto chiarire una volta per tutte la posizione dell’amministrazione: l’obiettivo non è disperdere le competenze maturate in questi anni, bensì “preservarle e valorizzarle” all’interno del nuovo ordinamento professionale. Parole che suonano come un salvagente per migliaia di lavoratori, le cui professionalità verranno assorbite nella famiglia dei servizi giudiziari, abbandonando la vecchia “logica della mansione” per abbracciare un modello organizzato per processi.

C’è poi il capitolo, non meno spinoso, della stabilizzazione vera e propria: il ministero, usando risorse proprie, è riuscito ad aumentare da 3.000 a 9.368 il numero delle unità oggetto di assunzione a tempo indeterminato. Per i restanti, è stata prevista una permanenza nelle graduatorie per almeno tre anni, nell’attesa di trovare le coperture finanziarie necessarie.

Non solo: è stata garantita la permanenza nel distretto di assegnazione, e possibilmente nella stessa sede di servizio, un dettaglio non da poco per chi aveva fatto i bagagli in previsione di un futuro spostamento coatto. In questo quadro, l’unico cruccio rimasto riguarda l’applicazione residuale alle funzioni di cancelleria, eventualità che il ministero ha confinato a un ruolo strettamente supplementare e solo ove “strettamente necessario”.

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