Magistrati in protesta a Milano: la riforma Nordio divide la giustizia
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Redazione Interno
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Toghe nere, coccarde tricolori e una copia della Costituzione in mano: così i magistrati dell’Associazione nazionale magistrati hanno scelto di manifestare il loro dissenso contro la riforma del ministro della Giustizia Carlo Nordio, riunendosi sulle scale del Palazzo di Giustizia di Milano. "Non è una battaglia corporativa", hanno ribadito, eppure il gesto, plateale e simbolico, lascia poco spazio a interpretazioni diverse. Quello che emerge è un netto contrasto con un provvedimento che, secondo loro, mina l’autonomia e l’equilibrio del sistema giudiziario.
A guidare la protesta, il presidente dell’Anm Cesare Parodi, in prima fila accanto a colleghi che hanno voluto richiamare le parole di Piero Calamandrei, citate su uno striscione: "Se volete andare in pellegrinaggio dove è nata la nostra Costituzione, andate sulle montagne, nelle carceri, nei campi". Un riferimento non casuale, che sottolinea la volontà di legare la protesta ai principi fondanti della Carta, in vista del voto in Senato previsto per il 18 giugno.
La riforma, che torna in seconda lettura dopo un primo passaggio parlamentare, è al centro di un acceso dibattito. I magistrati la considerano un attacco alla loro indipendenza, mentre il governo insiste sulla necessità di riequilibrare i poteri, riducendo quello che definisce un eccesso di discrezionalità della magistratura inquirente. Tra le critiche principali, l’introduzione di meccanismi che, secondo l’Anm, rischiano di politicizzare le nomine dei procuratori, indebolendo la separazione dei poteri.
Non mancano voci fuori dal coro, come quella di un magistrato in pensione che, con una lettera aperta, ha invitato gli avvocati a unirsi alla protesta. Un appello che finora non ha trovato grande seguito, ma che dimostra quanto il confronto si stia spostando anche al di fuori delle aule giudiziarie. Intanto, mentre Trump – tornato alla Casa Bianca – segue con interesse le tensioni nelle democrazie occidentali, in Italia lo scontro resta tutto interno, con una magistratura che non intende abbassare la guardia.




