Ispezione dell’Usr in una scuola di Acireale dopo la distribuzione di volantini per il No al referendum
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Redazione Interno
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L’Ufficio scolastico regionale della Sicilia ha disposto l’invio di propri ispettori in un istituto superiore di Acireale, e la mossa segue alcune segnalazioni giunte al ministero dell’Istruzione e del Merito da parte di studenti; questi ultimi avrebbero riferito di un episodio di propaganda politica in classe, circostanza che, se confermata, potrebbe configurare una violazione del principio di pluralismo. Il fatto, stando a una prima ricostruzione che si basa su diverse testimonianze raccolte -1, vedrebbe coinvolta una docente, la quale avrebbe distribuito materiale di campagna elettorale – volantini favorevoli al “No” – nel corso dell’orario scolastico, spingendosi, pare, fino a esortare i ragazzi a portare avanti quella stessa azione di sostegno alla posizione contraria alla riforma della giustizia anche all’esterno dell’edificio, quasi in una forma di attivismo militante. Le verifiche, naturalmente, sono ora in corso, e si tratta di capire non solo l’esatta dinamica di quanto accaduto ma anche se l’iniziativa – che appare essere stata individuale – abbia effettivamente rotto quel necessario equilibrio che dovrebbe caratterizzare la trattazione di temi controversi in un contesto formativo, dove la scuola è chiamata a offrire gli strumenti per un pensiero critico e non a indirizzare le coscienze.
A scatenare l’intervento ministeriale, come spesso accade in questi casi, è stata la natura unilaterale dell’iniziativa, che avrebbe offerto agli studenti una sola campana, quella del No, senza garantire un contraddittorio con i sostenitori del Sì; un’evenienza, questa, che il ministro Giuseppe Valditara aveva già anticipato, e con parole piuttosto nette, nel corso di recenti interventi pubblici. Il titolare del dicastero di viale Trastevere, intervenendo prima a Napoli e poi a Firenze, aveva sottolineato come la scuola – in quanto istituzione pubblica finanziata con le risorse di tutti i cittadini – non possa e non debba trasformarsi in un palcoscenico per iniziative di indottrinamento, siano esse di parte o dell’altra. L’orientamento, emerso con chiarezza dalle dichiarazioni del ministro, è che qualsiasi forma di propaganda in classe, se condotta al di fuori di un quadro di par condicio, potrebbe portare all’avvio di procedimenti disciplinari; e l’ispezione disposta in questo istituto siciliano, dunque, si inserisce proprio in questo solco interpretativo, dove l’attenzione al pluralismo diventa un parametro stringente per valutare la condotta del personale scolastico.
Il precedente di Napoli, tra fughe di studenti e dibattiti monchi
L’eco della vicenda siciliana, inevitabilmente, si intreccia con quanto accaduto nei giorni scorsi a Napoli, dove un altro episodio legato alla campagna referendaria ha acceso i riflettori sulla questione della neutralità degli spazi formativi. In quel caso, però, la dinamica è stata quasi speculare: circa centocinquanta studenti, accompagnati dai loro docenti e dirigenti, hanno infatti abbandonato un convegno che si teneva nella Biblioteca storica di Castel Capuano, dopo essersi accorti che l’incontro, presentato come un momento di approfondimento giuridico, stava di fatto assumendo i contorni di un comizio a senso unico per il “Sì”. La reazione dei ragazzi, che avrebbero gridato "Non vogliamo essere indottrinati" prima di lasciare la sala, è stata prontamente raccolta e commentata dallo stesso Valditara, il quale ha speso parole di elogio per la scelta dei dirigenti scolastici di allontanarsi insieme ai loro studenti, una volta constatata l’assenza di voci discordanti e la conseguente mancanza di un confronto leale.
L’Ufficio scolastico regionale della Campania, chiamato a fare luce sull’episodio partenopeo, ha già avviato i suoi accertamenti e, da quanto si apprende, i dirigenti coinvolti avrebbero riferito di aver aderito all’invito ricevuto – un volantino in cui si prometteva un evento "formativo" – proprio con l’intenzione di offrire agli studenti una panoramica completa delle diverse posizioni in vista del voto. La loro versione, insomma, è che si siano trovati di fronte a qualcosa di diverso da quanto prospettato, e che la decisione di andarsene sia maturata proprio nel momento in cui l’incontro ha rivelato la sua natura di propaganda, mancando di rappresentare le ragioni del No. Un gesto, questo, che se da un lato ha ricevuto il plauso del ministro, dall’altro evidenzia quanto il confine tra informazione e schieramento sia, in queste settimane di campagna referendaria, particolarmente labile e oggetto di opposte interpretazioni.
L’ombra della par condicio si allunga sui banchi di scuola
Questi due episodi, seppur diversi nella genesi e nei protagonisti – ad Acireale sarebbe stato un docente a farsi promotore del No, a Napoli gli studenti a rifiutare un evento calibrato solo sul Sì –, pongono con forza il tema del ruolo della scuola di fronte alla competizione politica. Da un lato, infatti, c’è la necessità di educare i giovani alla complessità del reale e al confronto delle idee, funzione che richiederebbe la massima apertura e l’esposizione a tutte le voci del dibattito pubblico; dall’altro, però, si staglia il rischio concreto che l’aula diventi una propaggine delle campagne elettorali, un luogo dove, magari con le migliori intenzioni, si finisce per orientare il consenso invece di formare le coscienze. L’attenzione del ministero, testimoniata dall’invio degli ispettori in Sicilia e dalle verifiche in corso in Campania, sembra andare esattamente in questa direzione: quella di tracciare un confine netto, anche a costo di apparire rigidi, tra ciò che è dibattito (e quindi legittimo e anzi doveroso) e ciò che è, invece, propaganda di parte.
Le dichiarazioni del ministro Valditara, del resto, non hanno lasciato spazio a molte interpretazioni: la scuola non può essere un luogo di indottrinamento, e chiunque – insegnante o dirigente – si renda protagonista di iniziative che rompono questo principio, dovrà risponderne. Resta ora da capire quali saranno gli esiti concreti dell’ispezione ad Acireale, e se le testimonianze degli studenti – dalle quali è partita l’intera vicenda – troveranno riscontro oggettivo, portando a provvedimenti disciplinari nei confronti della docente coinvolta; quel che è certo, intanto, è che la campagna referendaria è entrata di fatto nelle aule, e lo ha fatto nel modo più divisivo possibile, quello cioè della contrapposizione tra opposti monologhi.




