L’orario dei pasti e il veleno a rilascio rapido: il giallo della ricina a Pietracatella
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Redazione Interno
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L’ombra della ricina, nell’inchiesta che a Campobasso tenta di ricostruire le ultime ore di Antonella Di Ielsi e della figlia quindicenne Sara Di Vita, si addensa attorno a tre momenti ben precisi – due cene e un pranzo, consumati tra il 23 e il 24 dicembre – perché i consulenti tecnici, secondo quanto filtra da fonti vicine al fascicolo, avrebbero escluso con una certa sicurezza un rilascio lento della tossina. La Procura di Larino, che ha formalmente ipotizzato il duplice omicidio volontario, si trova così a dover sciogliere un nodo cronologico cruciale: se il veleno (quel potente composto vegetale capace di bloccare la sintesi proteica nelle cellule) ha agito in modo rapido, allora l’esposizione letale deve essere avvenuta a ridosso del malore manifestatosi la mattina di Natale. Gli investigatori della squadra mobile, interrogatorio dopo interrogatorio, cercano di ricostruire non solo chi fosse presente a quei tavoli, ma anche l’esatta sequenza degli spostamenti, delle preparazioni e dei cibi condivisi.
I tre pasti, i cesti natalizi e l’attesa del centro antiveleni di Pavia
Nel mirino degli inquirenti finiscono così tre episodi alimentari distinti, tutti concentrati in quella finestra di trentasei ore antecedente il decesso. Si parla di due cene e di un pranzo, senza che sia stato ancora reso noto – né lo sarà prima del deposito dell’autopsia e degli esami tossicologici approfonditi – in quale di quelle occasioni la ricina sia stata effettivamente somministrata. Gli stessi cesti di Natale, eventuali regali enogastronomici ricevuti o donati, vengono passati al setaccio: nessuna pista viene esclusa, compresa quella di una contaminazione accidentale che appare però sempre più remota, data la letalità e la rarità del veleno. Il centro antiveleni di Pavia, nelle prossime settimane, consegnerà una relazione dettagliata che potrebbe fare chiarezza sulla velocità d’azione della tossina nei due organismi, madre e figlia, colpiti a distanza di poche ore l’una dall’altra.
Sei ore di interrogatorio per l’ex sindaco: «Non ricordo quella cena»
Gianni Di Vita, marito di Antonella e padre di Sara, ha lasciato la Questura di Campobasso a tarda sera, mercoledì, dopo un’audizione durata sei ore alla quale ha partecipato anche la figlia primogenita Alice. L’uomo, che è stato sindaco di Pietracatella dal 2006 al 2014, ha telefonato subito dopo al suo avvocato Arturo Messere per scandire una frase precisa: «Ho la coscienza a posto, caro avvocato. E ho risposto a tutte le domande». Aggiungendo, con un’ombra di risentimento, che su di lui si fanno «illazioni e sciacallaggi». Nel corso del lungo interrogatorio, Di Vita avrebbe dichiarato di non ricordare con esattezza quella cena – senza specificare a quale dei tre pasti si riferisse – gettando un’ulteriore zona d’ombra sulla ricostruzione degli eventi. I pm non gli hanno ancora notificato alcun avviso di garanzia, ma la sua posizione, come quella di altri familiari e convitati, resta al centro dell’attenzione.
La convocazione a sorpresa della cugina e le contraddizioni nei racconti
A complicare il quadro investigativo è arrivata, a sorpresa, la chiamata in Questura della cugina della famiglia, una donna ascoltata dai detective in qualità di testimone chiave. Sarebbero emerse, secondo fonti di stampa locale, alcune discordanze tra il suo racconto e le dichiarazioni rese in precedenza da altri presenti ai pasti. Gli investigatori – che procedono con cautela, nell’attesa dei riscontri tossicologici definitivi – cercano di verificare chi avesse accesso alla ricina, una sostanza difficilissima da reperire e manipolare, e perché proprio quei due cesti natalizi o quelle tre pietanze siano finiti sotto osservazione. La difesa del marito, per ora, non ha depositato memorie, limitandosi a ribadire la piena collaborazione dell’ex sindaco. Resta il fatto che, senza una confessione o una prova materiale inequivocabile (il veleno stesso, eventuali residui nei cibi o nei contenitori), il rompicapo di Pietracatella si gioca tutto sulla credibilità incrociata dei testimoni e sulla precisione di quegli orari che, al momento, ancora non tornano.




