Benzina, l’Alto Adige sul podio dei prezzi più alti e in autostrada si tocca quota 2 euro
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Redazione Economia
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È ufficiale: fare il pieno in autostrada, o nella provincia autonoma di Bolzano, costa ancora una volta più caro che altrove. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Osservatorio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in data odierna – venerdì 8 maggio 2026 – la benzina in modalità self service sulla rete autostradale ha toccato la soglia psicologica dei 2 euro al litro netti. Un rincaro, quest’ultimo, che segue di fatto i due scivoloni consecutivi delle quotazioni dei prodotti raffinati; ma nonostante il leggero raffreddamento registrato sui listini dei maggiori marchi, la tensione internazionale continua a pesare come un macigno sui prezzi alla pompa, in particolare a causa del blocco che interessa lo Stretto di Hormuz.
Il podio amaro dell’Alto Adige e il divario con le Marche
Se si escludono i distributori situati lungo le barriere autostradali, è l’Alto Adige a classificarsi al secondo posto tra le aree geografiche più care. Qui, sempre considerando il servizio self, la benzina viaggia a 1,959 euro al litro, un valore che supera di gran lunga la media nazionale fissata a 1,934 euro/litro. A fare da contraltare a questi picchi, troviamo invece le Marche: la regione si conferma la più virtuosa d’Italia, con un prezzo medio di 1,916 euro al litro, offrendo un risparmio di diversi centesimi rispetto ai colleghi altoatesini. Il gasolio, dal canto suo, non è da meno: sempre sull’autostrada il prezzo sale a 2,093 euro al litro, mentre a Bolzano supera quota 2,045 euro, posizionandosi subito dopo la Sardegna e la rete autostradale stessa.
Il saliscendi dei listini e i rincari che non accennano a fermarsi
Nonostante si registri qualche timido segnale di frenata – i prezzi di benzina e gasolio sono leggermente diminuiti rispetto a ieri, quando la verde era a 1,937 euro e il diesel a 2,037 – il quadro generale rimane critico per gli automobilisti. Sulla rete stradale nazionale, il prezzo medio self service è stato calcolato in 1,934 euro/litro per la benzina e 2,026 euro/litro per il gasolio. Lo spread tra i due carburanti si è ormai quasi azzerato, un fenomeno che non si vedeva dall’autunno del 2023, e che segnala come il costo del diesel sia ormai strutturalmente allineato – se non superiore – a quello della verde. L’Unione Nazionale Consumatori ha prontamente denunciato l’anomalia: mentre in quasi tutte le regioni la benzina cala, in autostrada sale, con un aggravio di circa 30 centesimi per un pieno di 50 litri.
La stretta di Hormuz come causa scatenante della volatilità
Ma cosa alimenta questa impennata, nonostante i cali tecnici delle borse del greggio? La risposta, spiegano gli analisti, è quasi esclusivamente geopolitica. Lo Stretto di Hormuz – attraverso cui transita un quarto del commercio globale di petrolio – rimane un “chokepoint” pericolosamente instabile. Le tensioni nella regione, acuite da dichiarazioni che definiscono lo Stretto come una leve strategica da parte delle autorità locali, impediscono di fatto uno sblocco sereno delle rotte commerciali. Questo clima di incertezza si traduce in quello che gli esperti definiscono un “premio di guerra” inrato nel prezzo finale, rendendo i carburanti un rischio logistico oltre che una semplice commodity. A differenza di quanto accade per altri beni, la bolla speculativa legata alla scarsità indotta (più che reale) continua a tenere alta la pressione sui listini, vanificando i piccoli ribassi delle quotazioni internazionali.
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