Gaza, l’Idf riprende le operazioni di terra anche a Rafah. Razzi di Hamas su Tel Aviv

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le forze israeliane hanno intensificato le operazioni militari nella Striscia di Gaza, estendole anche alla città di Rafah, nel sud del territorio, mentre continuano gli attacchi aerei e terrestri nel centro e nel nord. Secondo quanto dichiarato da un portavoce dell’Idf, le truppe hanno preso di mira il quartiere di Shaboura, distruggendo quelle che vengono definite “infrastrutture terroristiche”. L’esercito israeliano, che da settimane mantiene un blocco quasi totale su Gaza, impedendo l’ingresso di aiuti umanitari, acqua e cibo, ha giustificato l’espansione delle operazioni come necessaria per contrastare la minaccia di Hamas. Nel frattempo, i razzi lanciati dal gruppo palestinese hanno nuovamente raggiunto Tel Aviv, provocando allarme ma senza causare vittime.

Secondo il report di Al Jazeera, basato su fonti locali, nelle ultime 24 ore almeno 110 palestinesi sono stati uccisi nei bombardamenti, portando il bilancio complessivo delle vittime a oltre 500 negli ultimi due giorni. Le immagini che emergono da Gaza, spesso diffuse da reporter locali che operano in condizioni estreme, mostrano ospedali al collasso e scene di distruzione, mentre la popolazione civile si trova sempre più stretta nella morsa del conflitto. La mancanza di aiuti umanitari, bloccati da Israele da tre settimane, aggrava ulteriormente una crisi umanitaria già drammatica.

A Tel Aviv e in altre città israeliane, intanto, migliaia di persone sono scese in piazza per protestare contro la decisione del governo di Netanyahu di riprendere le ostilità, accusandolo di farlo per motivi politici piuttosto che per reali esigenze di sicurezza. Le manifestazioni, che hanno visto la partecipazione anche di familiari degli ostaggi ancora nelle mani di Hamas, sono state represse con cariche della polizia e l’uso di cannoni ad acqua. Yair Golan, leader dell’opposizione, ha denunciato un attacco alla democrazia, sostenendo che Israele rischia di perdere il suo carattere liberale se il governo continuerà su questa strada.

A Gerusalemme, gli scontri tra polizia e manifestanti si sono intensificati, con proteste che hanno preso di mira direttamente Netanyahu e la sua decisione di rimuovere il capo dello Shin Bet, il servizio di sicurezza interna. Le critiche al premier non si limitano alla gestione del conflitto, ma riguardano anche la percezione di un crescente autoritarismo all’interno della coalizione di governo. Intanto, il ministro della Difesa Israel Katz ha minacciato ulteriori misure punitive contro la popolazione di Gaza, alimentando timori di una escalation ancora più violenta.

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