Gaza, Hamas dice sì alla tregua ma chiede modifiche. Trump: "Accordo possibile la prossima settimana"
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Redazione Esteri
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Hamas ha formalizzato la propria disponibilità a negoziare una tregua con Israele, mediata da Qatar, Egitto e dall’inviato americano Steve Witkoff, confermando – attraverso fonti vicine alla tv qatariota Al Araby – l’intenzione di avviare "immediatamente" i colloqui. La risposta, definita positiva, include però richieste di modifica, seppur definite "marginali" dalle stesse fonti: tra queste, l’impegno a non riprendere le ostilità dopo i 60 giorni di cessate il fuoco, garantendo invece la continuità del dialogo. Una condizione che, se non accolta, rischierebbe di far naufragare l’intero processo.
Donald Trump, interpellato dall’agenzia Bloomberg, ha dichiarato che un accordo potrebbe essere raggiunto già nella prossima settimana, senza però entrare nel merito delle clausole. Intanto, la Jihad islamica – alleata di Hamas – ha espresso sostegno ai negoziati, chiedendo a Israele di evitare "nuove aggressioni" dopo il rilascio degli ostaggi. Questi ultimi, secondo i dati più recenti, sarebbero 58, di cui 35 già dichiarati deceduti.
Il piano statunitense, pubblicato dalla rivista saudita Al-Majalla, prevede il rilascio scaglionato dei prigionieri (vivi e non), l’ampliamento degli aiuti umanitari sotto l’egida di Onu e Mezzaluna Rossa, e un calendario per discutere una soluzione definitiva. Israele aveva già accettato la proposta nei giorni scorsi; ora, con il via libera di Hamas – seppur condizionato – si apre una fase delicata. Il nodo principale rimane il futuro del gruppo armato nella Striscia: il disarmo, l’eventuale esilio dei leader e la governance post-conflitto sono questioni ancora irrisolte, che potrebbero compromettere ogni intesa.




