Gaza, entra in vigore la tregua. L'Idf avvia il ritiro, Netanyahu: "Hamas sarà smantellato"

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Dopo settecentotrentacinque giorni di conflitto, un silenzio carico di attesa cala sulla Striscia di Gaza, dove è entrato in vigore il cessate il fuoco approvato dal governo israeliano. L'accordo, che la maggior parte dei ministri di Benjamin Netanyahu ha votato a favore – includendo, tra gli altri, esponenti di spicco del Sionismo Religioso –, prevede che l'Idf completi il proprio ripiegamento dietro la cosiddetta “Linea Gialla” nell'arito delle prossime ventiquattro ore, una demarcazione che, è bene precisare, non corrisponde a un ritiro completo dalla Striscia ma a un ridispiegamento interno. Contemporaneamente, e nelle settantadue ore successive, deve concludersi la parte più delicata dell'intesa: il rilascio di tutti gli ostaggi ancora in vita, un'operazione della quale si occuperanno, garantendone gli sviluppi, anche duecento soldati statunitensi inviati sul posto, come ha annunciato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump.

Le condizioni e la posizione di Netanyahu

“A tutti quelli che sostengono che questo accordo si poteva raggiungere prima dico che non è vero”, ha dichiarato il primo ministro israeliano, respingendo con decisione le critiche di chi riteneva possibile una soluzione negoziale in tempi più rapidi. La sua argomentazione, che fa leva sulla posizione di forza dell'esercito, è chiara: “Hamas non ha mai acconsentito a liberare tutti gli ostaggi con l'Idf così ancora profondamente dentro la Striscia”. Secondo Netanyahu, infatti, è stata proprio la pressione militare, lo stringere il gruppo “da ogni lato”, a costringere gli islamisti a trattare, avendo ormai “la spada alla gola”. Una condizione, questa, che il leader israeliano considera propedeutica alle fasi successive del piano, le quali – ed è un punto su cui ha posto un'enfasi particolare – mirano al “disarmo completo” di Hamas e alla “smilitarizzazione di Gaza”, obiettivi da perseguire, ha avvertito, “con le buone o con le cattive”.

Il complesso scambio e il vuoto di sicurezza

Mentre le truppe israeliane iniziano le operazioni di ritiro, si mette in moto il macchinario dello scambio: da una parte il rilascio dei venti ostaggi israeliani ancora vivi, su un totale iniziale di quarantotto, e la ricerca dei resti di quelli deceduti; dall'altra la compilazione e l'aggiornamento delle liste dei prigionieri palestinesi che dovranno essere liberati. Questo processo, se da un lato segna un momento di speranza dopo tanti mesi di sofferenze, dall'altro spalanca un interrogativo cruciale e immediato, che è quello relativo alla sicurezza nella Striscia. Il ritiro dell'Idf, seppur parziale, crea infatti un vuoto di potere e di controllo in un territorio devastato, un problema urgente la cui gestione, già di per sé estremamente complessa, rappresenta una delle sfide più ardue di questa transizione.

Le prossime fasi del piano

Il cessate il fuoco, dunque, non è che il primo passo di un percorso i cui sviluppi sono tutt'altro che scontati. La road map concordata, che prevede il progressivo smantellamento dell'apparato militare di Hamas, si annuncia lunga e piena di insidie. La stessa “Linea Gialla”, che consentirà all'esercito israeliano di mantenere una presenza all'interno di Gaza, è pensata come un elemento di pressione costante per garantire che gli impegni presi vengano rispettati. La comunità internazionale, con gli Stati Uniti in prima linea nel ruolo di garante, osserva con attenzione, conscia del fatto che il successo o il fallimento di questa fragile tregua potrebbe determinare il futuro dell'intera regione, aprendo a una pace duratura o, al contrario, a una ripresa delle ostilità ancor più aspra.

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