Nuovo scontro nel governo Netanyahu sugli aiuti a Gaza: Smotrich spinge per l’esercito, ma le Idf rifiutano
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Redazione Esteri
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La questione degli aiuti umanitari diretti a Gaza, bloccati da Israele da marzo, ha riacceso tensioni nel governo Netanyahu, dove martedì sera il gabinetto politico e di sicurezza si è diviso in un confronto aspro. Il ministro delle Finanze, Bezalel Smotrich, ha insistito perché fosse l’esercito a gestire le consegne, ma le forze armate israeliane (Idf) hanno opposto un netto rifiuto, sostenendo che non rientra nelle loro competenze.
Durante la riunione, il ministro della Difesa Israel Katz ha avvertito che, entro una settimana o al massimo quindici giorni, Israele sarebbe stato costretto a riprendere le distribuzioni, aggirando Hamas, per evitare un ulteriore peggioramento della crisi. «Se non agiamo, saremo accusati di aver lasciato la popolazione senza sostentamento», ha dichiarato, secondo fonti governative. La posizione israeliana, però, rimane ferma nel respingere le accuse di ostruzionismo: un portavoce ha ribadito che Hamas «sottrae gli aiuti per alimentare la propria macchina bellica», citando l’articolo 23 della Quarta Convenzione di Ginevra, che esonera dall’obbligo di fornitura se i beni rischiano di finire nelle mani del nemico.
Intanto, l’Ufficio delle Nazioni Unite per gli affari umanitari (OCHA) ha lanciato l’allarme: a Gaza si starebbe consumando «la peggiore crisi degli ultimi diciotto mesi», con intere famiglie private di acqua, cibo e medicine. I ripetuti attacchi sulle tende degli sfollati, inoltre, avrebbero provocato «vittime di massa», aggravando una situazione già insostenibile.
Di fronte a questo scenario, Germania, Francia e Gran Bretagna hanno firmato una dichiarazione congiunta, definendo «intollerabile» il blocco israeliano e chiedendo a Tel Aviv di ripristinare «un flusso rapido e senza ostacoli» di aiuti. «Espone i civili a fame, epidemie e morte», si legge nel testo, che però non menziona il ruolo di Hamas nel dirottare i rifornimenti. Una omissione che ha attirato le critiche del governo israeliano, secondo cui l’Europa avrebbe una «visione moralmente distorta», concentrandosi solo sulle responsabilità di Israele e ignorando le strategie del gruppo militante.




