Caso Orlandi e Gregori, la commissione archivia la pista della “tratta delle bianche”
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Redazione Interno
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La cosiddetta “tratta delle bianche”, che per anni ha alimentato teorie più o meno fantasiose attorno ai casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori, non è mai esistita come fenomeno criminale organizzato. A stabilirlo, con una relazione votata all’unanimità, è stata la commissione parlamentare d’inchiesta che proprio sulle due sparizioni romane del 1983 – due ragazze di quindici anni scomparse nel giro di poche settimane – sta cercando di fare chiarezza, depurando il campo da decenni di ipotesi prive di riscontri concreti.
Un elenco di 177 nomi e una leggenda metropolitana
Il nodo centrale della nuova relazione, presentata oggi dal gruppo di lavoro che annovera tra i suoi membri anche l’ex magistrato Guido Salvini, riguarda il cosiddetto “elenco delle 176 ragazze scomparse” (talvolta indicato come 177 casi), un dossier che alcuni investigatori privati e giornalisti avevano collegato alle sorti delle due quindicenni. Secondo quanto riferito dal vicepresidente della commissione, il deputato del Partito democratico Roberto Morassut, quelle giovani sono state tutte “identificate” e nessuna di loro è stata né rapita né uccisa: si è trattato, nella stragrande maggioranza dei casi, di allontanamenti volontari da contesti familiari problematici, fughe o semplici allontanamenti temporanei. Non vi è dunque alcuna traccia di un’azione criminosa unitaria finalizzata alla sottrazione di minorenni – come invece alcuni hanno ipotizzato – e tanto meno di un presunto traffico internazionale a sfondo sessuale che avrebbe coinvolto le due studentesse.
Due piste in meno, un campo investigativo più ristretto
La commissione presieduta dal senatore Andrea De Priamo ha così compiuto un’operazione definibile di “pulizia” del materiale accumulato in quarant’anni: da un lato, ha escluso definitivamente la pista della “tratta delle bianche”, che non trova alcun fondamento negli atti né nei riscontri della polizia giudiziaria dell’epoca; dall’altro, ha messo da parte anche la cosiddetta “pista di Londra”, ritenuta priva di elementi utili a sostenere un collegamento con i due casi. In sostanza, il lavoro della commissione sta procedendo per sottrazione: si eliminano le ipotesi più fragili o prive di riscontri – e questa è la prima relazione importante in tal senso – per concentrarsi su ciò che resta. E ciò che resta, al momento, è un nucleo di documenti e testimonianze ancora al vaglio, tra cui il celebre “dossier dei cinque fogli” di cui si è molto parlato negli ultimi mesi.
Mirella e Emanuela, uniche vere irrisolte
Dall’inchiesta emerge con chiarezza che, tra tutte le ragazze scomparse a Roma tra l’estate del 1982 e quella del 1983, le uniche due di cui non si sia mai più avuta una traccia certa – né volontaria né violenta – sono proprio Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Un dato, questo, che rende i due casi ancora più singolari e difficili da incasellare in fenomeni di massa, come la presunta “tratta” avrebbe invece preteso di fare. La relazione approvata non esclude che altre piste possano essere riesaminate o archiviate nei prossimi mesi, ma per ora il segnale è chiaro: le leggende metropolitane e le ricostruzioni avventurose non trovano cittadinanza negli atti ufficiali. Il lavoro della commissione, insomma, procede senza clamori ma con il rigore di chi sa che, talvolta, la verità si avvicina più per sottrazione che per addizione.




