«La tratta delle bianche non è mai esistita»: la commissione parlamentare chiude due piste sui casi Orlandi e Gregori

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La sindrome del sospetto perpetuo, quella che per decenni ha alimentato teorie su presunti mercati di ragazze scomparse nella Roma dei primi anni Ottanta, ha ricevuto ieri un colpo secco da una relazione votata all’unanimità dalla commissione parlamentare d’inchiesta sui casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Il documento, che rappresenta il primo atto formale di un lavoro più ampio, ha infatti escluso in modo categorico due piste finora coltivate da diverse ipotesi investigative e giornalistiche: da un lato l’esistenza stessa della cosiddetta «tratta delle bianche», dall’altro ogni suo possibile collegamento con le due quindicenni scomparse entrambe nel 1983.

Un fenomeno mai esistito, né allora né dopo

La cosiddetta «tratta delle bianche» – termine che all’epoca evocava il rapimento di giovani donne a fini di sfruttamento sessuale – faceva riferimento a un elenco di 177 casi di presunte scomparse, concentrati tra l’estate del 1982 e quella del 1983. Ebbene, secondo quanto ricostruito dal gruppo di lavoro della commissione (che annovera tra i suoi componenti anche l’ex magistrato Guido Salvini), nessuna di quelle ragazze risultò effettivamente vittima di un’azione criminosa unitaria. Sono state tutte «identificate», ha spiegato il vicepresidente della commissione, il deputato del Partito democratico Roberto Morassaut, e in nessun caso si è trattato di un rapimento o di un omicidio. Si è invece trattato, in sostanza, di «allontanamenti volontari»: fughe, allontanamenti da contesti familiari difficili, scelte di vita autonome che nulla avevano a che fare con un presunto mercato organizzato di minorenni.

La pista di Londra e i gialli paralleli: un’altra esclusione

Ma non è tutto. La stessa relazione, infatti, ha messo da parte anche un altro filone che per anni ha tenuto banco tra i cosiddetti «gialli collegati»: la pista internazionale che portava a Londra. Anche in questo caso, scrivono i commissari, non sono emersi riscontri utili a sostenere un legame con le sparizioni delle due ragazze. Si tratta di una puntualizzazione rilevante, se si considera quante ricostruzioni giornalistiche – alcune delle quali molto dettagliate – avevano ipotizzato un coinvolgimento di ambienti diplomatici o di servizi segreti stranieri. Nulla di tutto ciò ha superato il vaglio documentale della commissione, che ha scelto di procedere per esclusioni progressive, depurando il campo da quelle che ormai appaiono come suggestioni prive di fondamento probatorio.

La prima relazione di una commissione nata per fare chiarezza

La commissione bicamerale, istituita proprio per fare luce sui due cold case più controversi della storia italiana recente, ha presentato questa prima relazione come un atto dovuto: prima di inseguire connessioni complesse, occorreva accertare la realtà dei fenomeni di base. E la realtà, in questo caso, dice che la «tratta delle bianche» non è mai esistita come fenomeno criminoso unitario a Roma nei primi anni Ottanta. Lo ha ribadito con chiarezza lo stesso Morassaut, spiegando che l’elenco delle 177 ragazze non ha «prodotto riscontri utili a sostenere l’esistenza di un’azione criminosa unitaria finalizzata alla sottrazione dal proprio ambito familiare di minorenni». Non solo: l’assenza di cadaveri, di denunce di scomparsa riconducibili a terzi, o di testimonianze attendibili su presunti sequestri di gruppo ha indotto i commissari a ritenere chiusa quella strada.

Nessuna connessione con Orlandi e Gregori: due piste cancellate

E se la tratta non è mai esistita, allora viene meno automaticamente ogni possibile aggancio con i casi di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Si tratta di un passaggio logico, prima ancora che giuridico, che la commissione ha voluto rendere esplicito per evitare ogni fraintendimento. Le due quindicenni, insomma, non furono vittime di un fenomeno che non c’è mai stato. Resta ovviamente tutto il resto: la pista vaticana, quella della banda della Magliana, le suggestioni legate al caso di Wilhelm Latour, i dossier mai aperti e quelli distrutti. Ma due piste, almeno sulla carta, sono state definitivamente architiate. La commissione, nei prossimi mesi, metterà nero su bianco anche le altre acquisizioni; per ora, il lavoro si limita a togliere dal campo quelle che si rivelavano essere, con ogni probabilità, delle distrazioni.

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