La Commissione Orlandi: «La pista di Londra è un falso». Baioni: «Mai inviato email»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori ritiene che la cosiddetta pista di Londra, un filone d’indagine che per anni ha alimentato teorie e speranze, sia un falso, sebbene costruito con una certa perizia. A rivelarlo sono fonti qualificate all’interno dell’organismo investigativo, le quali hanno confermato l’esito delle recenti audizioni incentrate sui cinque fogli che sostenevano l’ipotesi di un trasferimento della giovane in Inghilterra. Tali documenti, che erano stati analizzati dalla grafologa forense Sara Cordella, rappresentavano un tassello controverso, la cui autenticità viene oggi messa seriamente in discussione dalle indagini della Commissione, gettando una luce nuova su una delle vicende più oscure della cronaca italiana.

L'audizione di Vittorio Baioni

Nel corso dell’audizione, Vittorio Baioni, l’uomo i cui nominativi erano emersi tramite le rivelazioni di Pietro Orlandi, ha respinto con decisione ogni addebito. «Sono caduto dalle nuvole quando ho sentito il mio nome tirato in ballo», ha dichiarato Baioni davanti ai commissari, sottolineando di non aver mai avuto alcun tipo di rapporto con la famiglia della scomparsa. Ha poi aggiunto, per rafforzare la sua posizione, di non essere mai stato nemmeno a Londra, circostanza che minerebbe alla base la sua presunta connessione con la pista inglese. L’uomo, che all’epoca dei fatti si trovava in carcere, ha definito la situazione per lui profondamente dannosa, al punto da aver sporto querela contro Pietro Orlandi per le accuse ricevute.

Le email dal dark web

Il cuore della disputa ruota attorno a una serie di comunicazioni elettroniche, pervenute attraverso il dark web, che il fratello di Emanuela aveva indicato come una potenziale fonte di informazioni cruciali. Baioni, però, ha categoricamente negato di essere l’autore di quelle missive digitali, sconfessando così una delle basi su cui poggiava l’ipotesi del rapimento e della detenzione Oltremanica. La sua testimonianza, contraddittoria rispetto a quanto precedentemente divulgato, appare dunque in linea con la valutazione complessiva della Commissione, la quale sta progressivamente smontando la credibilità di quel materiale informativo.

Il percorso investigativo della Commissione

L’approfondimento sui cinque fogli e sulle email anonime rappresenta solo l’ultimo passo di un iter investigativo meticoloso, volto a vagliare ogni possibile spiraglio rimasto aperto dopo decenni. L’audizione di Baioni, che segue quella di altri soggetti coinvolti a vario titolo, ha permesso di acquisire elementi dichiarativi fondamentali per la ricostruzione dei fatti. Se da un lato la pista di Londra perde consistenza, dall’altro il lavoro della Commissione prosegue, concentrandosi su altri aspetti del caso, nella ricerca di una verità giudiziaria che sfugge ormai dal 1983.

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