La folgorazione dei gemelli Fierloni e quelle parole mai ascoltate (“Se il piccione non viene via lascialo stare”)

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Non è stata ancora fissata una data per i funerali di Giacomo e Francesco Fierloni, i fratelli gemelli che avrebbero compiuto 23 anni a maggio e che ora giacciono all’obitorio dell’ospedale in attesa del nullaosta del magistrato. La loro morte, avvenuta in località La Goga nel territorio comunale di Magione, porta la firma cruda di una scarica elettrica partita dai cavi della media tensione; un incidente che, secondo la ricostruzione supportata dal medico legale Anna Maria Verdelli, ha causato un arresto cardiaco istantaneo per tutti e due, rendendo vano qualsiasi ipotetico intervento tempestivo. Erano usciti di casa intorno alle otto di sera per dedicarsi a una delle loro passioni più grandi, l’addestramento dei richiami vivi in vista della caccia al colombaccio del prossimo autunno, e nessuno li avrebbe più rivisti coscienti.

La dinamica della doppia folgorazione

Secondo le prime rilevazioni dei carabinieri - che hanno lavorato sul posto insieme ai vigili del fuoco per mettere in sicurezza l’area - i due ragazzi si sarebbero avvicinati ai fili con un’asta di metallo, o comunque con un materiale conduttore, nel tentativo di allontanare un volatile posatosi sui cavi. L’uccello, probabilmente un piccione da richiamo, si era impigliato o si era fermato a riposare su una linea elettrica che trasporta una tensione letale, stimata intorno ai 20 mila volt. Uno dei due gemelli è stato investito in pieno dall’arco voltaico, mentre l’altro - forse nell’istintivo quanto disperato tentativo di strappare il fratello alla morte - è stato a sua volta raggiunto dalla folgorazione, morendo a pochi secondi di distanza. Un destino terribilmente simmetrico per due giovani nati insieme e descritti dai genitori, Roberta e Giorgio, come “la nostra forza, il nostro presente e il nostro domani”; parole che restituiscono la misura di uno smarrimento che va ben oltre il semplice cordoglio.

La telefonata del cugino e la scoperta dei corpi

A scatenare l’allarme è stato il cugino dei ragazzi, legatissimo a loro, che poco prima della tragedia aveva avuto Giacomo o Francesco al telefono per parlare proprio di quelle difficoltà con il volatile. La raccomandazione che sarebbe stata poi fatale non ascoltarla: “Se il piccione non viene via, lascialo stare”. Quando i due hanno smesso di rispondere alle chiamate - un comportamento anomalo per loro, ragazzi ritenuti precisi e ligi al dovere - il cugino ha convinto lo zio paterno a uscire per cercarli. Le operazioni sono state agevolate dalla geolocalizzazione del cellulare di uno dei due, che uno dei familiari aveva attivato o condiviso con la fidanzata. È stato così che lo zio ha ritrovato i corpi senza vita, distesi nella vegetazione vicino al capanno di famiglia a La Goga, una frazione di Soccorso di Magione. In macchina erano rimaste le canne da pesca; un dettaglio che suggerisce come l’incidente sia avvenuto subito dopo il loro arrivo, molto prima delle 23.30 inizialmente ipotizzate, forse già intorno alle 20.

Il caso e le reazioni senza ipocrisia

L’inchiesta aperta dalla procura di Perugia, sebbene non abbia richiesto l’autopsia vista la chiarezza della dinamica riferita dal consulente tecnico, si concentra ora sugli aspetti logistici e sulla sicurezza di quelle linee elettriche, anche se al momento non emergono profili di responsabilità diretta di terzi se non la tragica fatalità. Nel frattempo, il caso ha assunto una piega ulteriore a causa dei commenti comparsi sui social network, dove alcuni utenti hanno gioito per la morte dei due 22enni in quanto appartenenti al mondo venatorio. Un atteggiamento che il WWF Italia, attraverso il delegato per l’Umbria Pierluigi Di Tonno, ha voluto stigmatizzare con estrema durezza: “Non è mai accettabile gioire per la morte di un essere umano, qualunque siano le circostanze”. Lo stesso Di Tonno ha espresso “dolore e sentito raccoglimento” per la famiglia, cercando di separare il dibattito etico sulla caccia dal rispetto dovuto a una perdita tanto improvvisa quanto violenta. Per i funerali, che si terranno nella chiesa di San Giovanni Battista a Magione con la proclamazione del lutto cittadino, ci si aspetta una folla silenziosa e partecipe, ben consapevole che in quel campo non sono morti due cacciatori, ma due ragazzi che avevano ancora le canne da pesca in macchina e la vita intera davanti.

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