Il cugino avvertì: “Se il piccione non viene via lascialo stare”. Poi i due gemelli muoiono folgorati a Magione

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La telefonata del cugino, quella in cui l’istinto di chi conosce i rischi di una passione antica suggeriva di desistere, di non forzare la mano a un volatile capriccioso, è finita per assumere i contorni di un presagio ineluttabile. “Se il piccione non viene via, lascialo stare”, avrebbe detto l’uomo ai due giovani cacciatori, senza immaginare che quel consiglio, tanto pratico quanto disatteso, si sarebbe trasformato in una lugubre epigrafe. Giacomo e Francesco Fierloni, gemelli che avrebbero spento ventitré candeline a maggio, non hanno ascoltato quella voce, forse distratti dalla loro consueta complicità o dall’abitudine a sfidare in silenzio le piccole difficoltà della campagna umbra. Così, nella serata di martedì a Magione, fra i campi di località La Goga, una scarica elettrica – verosimilmente proveniente da cavi della media tensione – li ha strappati alla vita con una violenza tanto fulminea quanto cieca. Uno dei due, secondo la ricostruzione degli inquirenti, sarebbe stato colpito per primo; l’altro, senza un attimo di esitazione – quel genere di slancio che solo un legame gemellare può generare – si è gettato verso il fratello nel disperato tentativo di sottrarlo alla corrente, rimanendo a sua volta folgorato.

La dinamica della doppia folgorazione e l’addestramento dei piccioni da richiamo

Nell’istante in cui i due ragazzi hanno perso la vita, si trovavano all’interno del capanno di famiglia, un riparo rustico dove custodivano con cura i loro volatili. Per loro, addestrare i piccioni non era un semplice hobby, ma un rito quasi artigianale: una pratica che richiede pazienza e dedizione, specialmente quando si preparano i richiami per la caccia al colombaccio, in programma per l’autunno. La località La Goga, nel territorio di Magione in provincia di Perugia, è un angolo di terra dove l’aria sa ancora di polvere da sparo e di voli rasoterra; lì i gemelli trascorrevano ore a insegnare ai giovani volatili a compiere quel volo circolare perfetto che li porta a tornare alla base dopo aver attirato i selvatici. Non si è ancora chiarito se il gesto fatale – forse un tentativo di recuperare un piccione rimasto impigliato – abbia innescato il contatto con i cavi, ma la dinamica riporta a una tragica sequenza di errori e di amore fraterno.

Il ricordo della professoressa e le indagini sulla sicurezza degli impianti

“Ho avuto il privilegio di vedervi diventare uomini”, ha scritto la loro insegnante delle superiori, affidando a un ricordo postumo l’unica cronaca sentimentale consentita in una tragedia tanto cruda. Francesco e Giacomo erano nati insieme, cresciuti fianco a fianco, e insieme se ne sono andati: un ultimo, disperato gesto d’amore che ha trasformato una fatalità in un duplice de profundis. Gli inquirenti, dal canto loro, stanno ancora cercando di stabilire con esattezza da dove sia partita la scarica elettrica che ha spezzato le loro vite. Non sono ancora emersi nomi di responsabili né sono state formalizzate ipotesi sulle condizioni di manutenzione dei cavi della media tensione nella zona; l’unico dato certo è che il capanno si trovava in prossimità di linee elettriche aeree, un rischio spesso sottovalutato in contesti rurali.

L’assenza di data per i funerali e il silenzio degli investigatori

La data dei funerali di Giacomo e Francesco Fierloni non è stata ancora fissata: un dettaglio, questo, che rimanda al caos emotivo in cui sono sprofondati familiari e amici. La notizia della loro morte si è diffusa veloce nel piccolo centro umbro, dove i due ventiduenni – pochi mesi prima del ventitreesimo compleanno – erano conosciuti per la loro passione venatoria e per quel legame simbiotico che li rendeva quasi indistinguibili. La procura ha aperto un fascicolo, ma al momento non si parla di ipotesi di reato; gli accertamenti si concentrano sulle cause tecniche dell’incidente, senza però escludere verifiche sulla conformità degli impianti. Nel silenzio degli investigatori e nell’attesa dei funerali, rimane il monito di quella telefonata – “se il piccione non viene via, lascialo stare” – che oggi suona come un epitaffio non richiesto, ma terribilmente preciso.

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