Gemelli di 22 anni morti folgorati a Magione: volevano recuperare un piccione da richiamo
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Redazione Interno
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Nelle campagne di Magione, in provincia di Perugia, la serata di martedì 22 aprile si è trasformata in una tragedia silenziosa e fulminea. Due fratelli gemelli, entrambi ventiduenni, hanno perso la vita dopo essere entrati in contatto con una linea elettrica di media tensione. Li aveva spinti oltre il limite di sicurezza – un confine invisibile ma letale – la volontà di recuperare uno dei piccioni che addestravano, probabilmente un volatile da richiamo destinato all’attività venatoria. Secondo una prima ricostruzione, ancora al vaglio dei carabinieri, i due avevano raggiunto un capanno in un’area boschiva, nelle vicinanze di un traliccio, da dove l’animale non voleva più scendere. È lì, nel tentativo di riprenderlo, che si sono consumati quei secondi decisivi dai quali non c’è stato scampo.
La dinamica dell’incidente e il ritrovamento
I ragazzi erano usciti di casa intorno alle otto di sera, lasciandosi alle spalle una quotidianità fatta di passioni e progetti. Il loro obiettivo era raggiungere un capanno in una zona già segnata dalla presenza di infrastrutture elettriche, un dettaglio che, nelle ore successive, avrebbe orientato le indagini dei militari. Non è chiaro se abbiano tentato di avvicinarsi al piccione con un attrezzo, oppure se siano saliti sulla struttura del traliccio; quel che emerge è che la folgorazione è stata istantanea. Ad accorgersi per primo che qualcosa non andava – ed è un passaggio che getta un’ombra ancora più cupa sulla vicenda – è stato un cugino, Luca, il quale aveva parlato con uno dei gemelli poco prima. Quel colloquio, dove si era menzionato il piccione fermo sul filo, è stato l’ultimo frammento di voce prima del silenzio.
Il cordoglio della Federcaccia e la vicinanza della regione
“Sono rimasto profondamente colpito dalla tragedia accaduta nella mia regione. Due fratelli, uniti nella vita e dalla passione, che sono stati travolti da un incidente tanto assurdo quanto inaspettato”. Con queste parole il presidente regionale della Federcaccia – lo stesso organismo che ha espresso ferma condanna verso chiunque strumentalizzi simili lutti – ha aperto una nota di cordoglio ufficiale. L’associazione si è stretta attorno alla famiglia Ferloni (questo il cognome dei due giovani), insieme al presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, e alla giunta regionale. Nel testo diffuso dalla Federazione Italiana della Caccia si legge anche un ringraziamento per la “analoga vicinanza espressa pubblicamente a nome di tutti gli umbri”. Il mondo venatorio, quello del calcio – altra passione che legava i due fratelli – e la comunità del Trasimeno hanno poi aggiunto la loro partecipazione al dolore.
Il racconto del padre: “Erano la nostra forza”
“Sono nati insieme, insieme se ne sono andati”. La frase, riportata dai familiari, racchiude una coincidenza che rasenta l’insopportabile. Il padre, Fabrizio Ferloni, ha raccontato ai cronisti quei minuti che precedettero la scoperta più atroce. Lui e la moglie erano a cena quando il cugino Luca ha lanciato l’allarme: aveva saputo del piccione che non voleva saperne di rientrare, posato proprio su un cavo. “Due ragazzi che erano tutta la nostra vita, la nostra azienda, il nostro futuro. Tutto era per loro e adesso non c’è più niente”. Le parole del padre, spezzate ma lucide, restituiscono la dimensione di una perdita che non ammette consolazione. Non ci sono state rianimazioni possibili, né speranze di sorta: la corrente ad alta tensione non lascia scampo. I carabinieri continuano a esaminare le circostanze, senza però ipotizzare – almeno per ora – profili di responsabilità terze.




